«Per fermare i corrotti non basta l’azione penale»

12 Dicembre 2017

Chieti, Legnini e il vescovo Forte affrontano il tema della questione morale Per il vice presidente del Csm l’etica, il diritto e la legalità sono indivisibili

CHIETI. Etica, diritto e legalità. Tre principi che non andrebbero mai disgiunti. Perché solo coniugati insieme possono esplicare pienamente la loro forza. Lo hanno ribadito ieri pomeriggio all’università d’Annunzio l’arcivescovo di Chieti Vasto, monsignor Bruno Forte, e il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, accolti in ateneo dal rettore Sergio Caputi.
Monsignor Forte ha ripreso con questo tema le sue quaestiones quodlibetales, il ciclo di incontri in cui l’arcivescovo dialoga con eminenti interlocutori. Questa volta, trattando temi inerenti alla giustizia, ha voluto il vertice del Csm.
Ad ascoltarli in platea c’erano molti docenti universitari, tra cui il prorettore Stefano Trinchese, e anche rappresentanti delle forze dell’ordine e della magistratura, come il procuratore di Vasto Giampiero Di Florio.
«Scelgo un tema concreto», ha detto Legnini, «per far capire quanto i tre temi siano strettamente correlati: quello della corruzione. Sabato scorso ricorreva la giornata internazionale contro la corruzione. 183 paesi del mondo si sono dichiarati preoccupati per i problemi causati da questo fenomeno. La lotta alla corruzione può essere presa ad esempio per comprovare l’insufficienza di agire solo su uno dei tre terreni. Anzi, emerge con evidenza la necessità di una visione integrata tra la dimensione etica e quelle della legalità e della giustizia». Legnini cita anche il presidente Mattarella che, sempre a proposito della giornata contro la corruzione, ha dichiarato che il fenomeno può essere combattuto «soltanto attraverso il convinto coinvolgimento etico e culturale di ciascuno nella società, diretto ad affermare, senza esitazioni o timidezze, il principio della legalità. Non essendo esaustiva la repressione penale. L’azione sviluppata dalle istituzioni, dalla magistratura e dalle forze dell’ordine produce indubbiamente effetti positivi. E tuttavia, è anzitutto sull’integrità e sulla responsabilità di ciascuno che si costruisce quotidianamente una società sana».
Anche monsignor Forte, nella sua introduzione al tema, aveva a lungo insistito proprio sulla «coniugazione indisgiungibile» dei tre principi, aggiungendo anche i concetti di pace e giustizia: «Solo chi proverà a misurarsi su orizzonti ampi», ha detto l’arcivescovo, «verificando su di essi la credibilità del suo impegno al servizio degli altri nella coniugazione di etica, diritto e legalità, sarà un costruttore di pace e un operatore della giustizia che non delude e che sola contribuisce a realizzare il bene comune».
Disgiunti i tre principi potranno invece dare adito a scenari quali la credenza che agire rettamente sia inutile o che rispettare la legge non convenga. «Solo se riscopre il soffio etico della legge», ha chiosato l’arcivescovo, «essa risulterà anche più amata». Solo, dunque, collegando più strettamente etica, diritto e legalità, si potrà combattere quel senso di disaffezione alla legalità che monsignor Forte ha detto essere tipico del popolo italiano, anche per determinati motivi storici, sociologico e politici.
A chiusura della conferenza, monsignor Forte si è spostato nella vicina chiesa di Madonna delle Piane per la celebrazione dell’Eucaristia per il nuovo anno accademico dell’università d’Annunzio. Forte sarà ancora protagonista in ateneo quando, giovedì prossimo, il rettore Caputi gli consegnerà l’onorificenza della Minerva.