«Persi la speranza, ringrazio solo Gaspari»

5 Agosto 2016

Il racconto di una delle vedove di Marcinelle: l’incubo di quel fumo nero mi perseguita, l’ex ministro mi aiutò a trovare lavoro

MANOPPELLO. «Ringrazio di tutto cuore la presidente Laura Boldrini che ha voluto visitare i luoghi di provenienza dei minatori morti nella tragedia di Marcinelle. E' un sentimento di cui non so esprimere la gioia fino in fondo, perché la Boldrini è la prima rappresentante ufficiale di un governo italiano che si è degnata di venire qui dopo sessanta anni dalla tragedia. Ho provato a raccontarle la mia storia in poche battute e lei mi ha stretto al petto emozionata». Le lacrime venute giù sono quelle amare di allora, versate abbondantemente a Marcinelle.

A parlare è la 81enne Lucia Romasco di Manoppello – ieri dopo la visita istituzionale della presidente della Camera dei Deputati – che a Marcinelle perse il marito.

Sessanta anni non cancellano il dolore di quella immane tragedia?

«Neanche lo attenuano, perché ciò che accadde quel giornon fu qualcosa che sconvolse la vita a tutti noi che la subimmo sulla nostra pelle. Io ero una ragazzina, appena sposata. Andai in Belgio con mio marito a 19 anni, nel 1954, con tante speranze e voglia di vivere per la gioia di avere una retribuzione e la speranza di iniziare una vita diversa. Non erano trascorsi due anni, avevo un figlio di 20 mesi, quando accadde l'irreparabile. Vite spezzate, famiglie distrutte. Restammo a Marcinelle ancora qualche mese per sbrigare tutte le pratiche per il rientro che avvenne nel mese di novembre di 60 anni fa».

Che cosa lasciò a Marcinelle?

«Non avevamo niente. Svanì una speranza. Invece Marcinelle ha lasciato nei miei occhi quel fumo nero e denso che avvolse la miniera e tutti i caseggiati intorno dove abitavamo per giorni e che sconvolse tutti i miei sensi. Un incubo che ritorna frequentemente nella mia mente con quelle sensazioni di disperazione di allora. Altra traccia indelebile nella mia mente, che ha segnato anche quella di tutti coloro che hanno vissuto la tragedia, fu il ritorno delle bare per la sepoltura in Italia nei paesi di origine. Al loro seguito non c'era nessun rappresentante del governo italiano, solo il sindaco di Manoppello ad accogliere all'ingresso del paese. Una nazione assente, che incrementò il senso di smarrimento».

Lo Stato belga riconobbe una pensione alle vedove di Marcinelle, pensione che è rimasta per chi non si è risposato. Lei, una volta tornata In Italia, che cosa ha fatto?

«Tornai in Italia, a Manoppello senza alcuna prospettiva, e con l'incombenza di un figlio neonato da crescere. Nel dramma fui fortunata, perché riuscii ad entrare come infermiera generica nell'ospedale di Pescara dove ho poi avanzato di professionalità e lavorato fino a che non sono andata in pensione. Ho avuto la fortuna di trovare un compagno con quale vivo tutt'ora e con il quale abbiamo cresciuto mio, nostro figlio. Per avere il posto di lavoro dovette intervenire il ministro Remo Gaspari che si adoperò per far valere il mio diritto di essere collocata al lavoro».

Non riusciva a trovare lavoro malgrado tutto quello che aveva vissuto?

«In precedenza la mia domanda come vedova di Marcinelle, indigente e con un figlio a carico fu ripetutamente ignorata. Erano anni difficili, ma io il ministro Gaspari l’ho sempre ringraziato, ha contato moltissimo nella mia vita».

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