Pescaraporto, D’Alfonso contro le fughe di notizie

28 Luglio 2018

Si sfoga e accusa davanti alle telecamere e poi anticipa la sua linea di difesa «La concessione edilizia risale al 2012» quando non era sindaco né governatore

PESCARA . Forma e sostanza. È su questo binario che si snoda lo sfogo di Luciano D’Alfonso, destinatario con altri quattro indagati di un atto di conclusione delle indagini per la vicenda di Pescaraporto.
LA FORMA. «Mi aspettavo di essere il primo a ricevere quest’atto, e per l’ennesima volta lo leggo sui giornali. Spero di riuscire prima o poi a individuare questa manina, o queste manine, che sono così interessate allo spettacolo giudiziario»; così risponde il presidente della Regione, a margine di una conferenza stampa convocata per tutt’altra questione, a chi gli chiede dell’inchiesta in corso e del nuovo avviso di garanzia, dopo la richiesta di archiviazione di qualche giorno fa, di un’altra inchiesta a suo carico, quella sulla ricostruzione della sede aquilana della Giunta regionale, Palazzo Centi.
LA NUOVA INCHIESTA. Sotto la lente di ingrandimento della Procura di Pescara, la vicenda della Pescaraporto, la società che intende realizzare uffici, alberghi e residenze sulla riviera di Porta Nuova, a Pescara. Pescaraporto srl è formata da due società, una che fa capo ai figli di un imprenditore teatino (che non risulta indagato), l’altra che fa capo ai figli dell’avvocato Giuliano Milia, indagato con D’Alfonso, Guido Dezio (il suo ex braccio destro), Claudio Ruffini (ex segretario particolare del governatore), e Vittorio Di Biase, dirigente del Genio civile. Il procuratore Massimiliano Serpi, e il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, indagano per abuso e falso, dopo il repentino cambiamento di fronte, da parte del Genio civile, che prima dà parere negativo a causa del potenziale rischio idraulico al quale sono assoggettate le aree interessate dall’intervento, e poi ci ripensa. Il placet, secondo l’ipotesi della Procura, dopo le presunte pressioni di D’Alfonso sul dirigente del Genio Civile, che avrebbe redatto il parere «sulla falsariga di un appunto manoscritto compilato da Milia».
LA SOSTANZA. «Io parteciperò anche a questo procedimento giudiziario», ha aggiunto D’Alfonso, «versando in atti patrimonio conoscitivo e documenti, nella speranza che trovino idoneità di lettura e rilettura. Io penso che debba essere una garanzia del cittadino, quando viene sottoposto ad accertamento conoscitivo, che si leggano con attenzione tutti gli elementi. Parliamo di una concessione edilizia del 2012», quando non era sindaco né governatore, «che non è esattamente il giorno corrente, e parliamo di un’attività inibitoria per quanto riguarda la vicinanza del fiume che questa Giunta, e questa persona giuridica, hanno stabilito come attività inibitoria. Sono molto infastidito di questa spettacolarizzazione che non accenna a cessare, in Abruzzo, e soprattutto a Pescara. Penso di sapere anche qual è la veste delle manine che procedono a distribuire queste carte. Sono manine di contrattualizzati dello Stato che non riescono a capire che il loro compito è di accertare la verità non di produrre nocumento alla storia di vita delle persone».