Pettinari, la protesta finisce in minacce

20 Ottobre 2019

Il consigliere 5 Stelle avvertito dagli spacciatori di Rancitelli prima del suo blitz per manifestare contro la nuova norma

PESCARA . È notte, e un uomo con occhiali da sole scuri, e volto travisato da un copricapo, scatta fotografie alla macchina di Domenico Pettinari, parcheggiata sotto casa, in cortile. Quando si accorge di essere stato visto fugge. È il nuovo “avvertimento” degli spacciatori nei confronti del consigliere regionale del M5S che da dieci anni denuncia i giri di droga in diverse zone di Pescara. Una minaccia che segue il sit-in davanti alle case popolari di via Rigopiano, e che anticipa quello di ieri mattina in via Lago di Borgiano. Ora Pettinari, che ha già segnalato il nuovo episodio in questura, è impegnato anche in una nuova protesta, quella contro la legge regionale che modifica i requisiti per accedere alle case popolari. «Una legge innocua», la definisce, che non cambia di una virgola il vissuto quotidiano delle famiglie costrette a condividere i propri spazi con gli spacciatori. Secondo Pettinari andrebbero allontanati dagli alloggi popolari «già dopo la condanna di primo grado, ma la legge prevede lo sfratto solo dopo che la condanna è diventata definitiva». E nel frattempo, dice il consigliere, passano gli anni, «e quelli restano nelle case anni a fare i loro comodi, e a minacciare le persone perbene che hanno avuto la sfortuna, per i casi della vita, di ritrovarsi a vivere nello stesso palazzo».
CALMA E FUOCHI. Ieri, mentre Pettinari presidiava il quartiere, con la sua inseparabile bandiera tricolore, compagna di tante proteste per dire che lo Stato esiste, nel quartiere regnava una calma surreale. A interromperla solo il passaggio di alcune macchine che, a ripetizione, giravano intorno allo spiazzo. Una di questa ha fatto otto giri in pochi minuti. E all’improvviso è risuonato lo scoppio, imponente, di fuochi d’artificio dal vicino “Ferro di cavallo”, un altro dei luoghi dello spaccio. Un segnale, ha detto Pettinari, che in altri territori la camorra usa «per dire che è arrivata la droga». Ieri, a Pescara, e in particolare nel quartiere di Rancitelli, non era festa e non c’era alcun avvenimento da festeggiare con i fuochi d’artificio. Un’altra anomalia balzata agli occhi, la presenza di un gruppo di bambini e ragazzini appena più grandi, sembrerebbe tutti in età scolare; solo che nessuno di loro, a quell’ora, era dove doveva essere, cioè a scuola. Sullo sfondo, i palazzi sgomberati per problemi di staticità, tra detriti caduti e mobili abbandonati. Il luogo ideale, dice Pettinari, se qualcuno dovesse nascondere droga.
IL FICO E LA BUSTA SOSPETTA. Al centro dello spiazzo un’aiuola con una pianta di fico. Un’area dalla quale sale un insopportabile odore di feci, che consiglierebbe a chiunque di tenersi ben alla larga. Ma la curiosità è più forte, e così, alla base del fico, tra le fronde, ecco che si intravede quell’involucro di plastica bianca che si intravede appena, nascosto tra i numerosi arbusti. Un involucro dal quale si intravede come la forma di una scatola di scarpe. Cos’è, e che ci fa là in mezzo ?
IL BUSINESS. Un effetto, il presidio di Pettinari durato un’ora e un quarto, l’ha sortito. «Li stiamo disturbando», ha detto riferendosi agli spacciatori, «stiamo rompendo il loro giocattolo. Ci sono state in totale venti autovetture arrivate nel quartiere, probabilmente per acquistare droga, che alla nostra vista se ne sono andate. Immaginate quanta efficacia potrebbe avere lo stazionamento fisso delle forze di polizia. Qui c'è bisogno di chi è addestrato ed equipaggiato per affrontare situazioni difficili, come Carabinieri e la Compagnia di Intervento Operativo». Un affare, quello della droga, che nel quartiere «rende circa 3mila euro al giorno alle famiglie che spacciano». Niente, se paragonati ai 250mila euro al mese del Ferro di Cavallo.
LE NUOVE MINACCE. La battaglia di Pettinari per la legalità dura ormai da dieci anni. Ha battuto a tappeto i quartieri più problematici di Pescara. Un arco di tempo durante il quale non sono mancate neanche le minacce di morte . E dopo l’ultimo episodio, quello di qualche notte fa, il consigliere ha deciso di uscire allo scoperto e rendere noti questi tentativi di intimidazione. «Ma io non mi fermo», assicura.