Più soldi alle cliniche dalla manovra sulla medicina di base

3 Luglio 2015

Risparmi previsti anche sui costi delle cure fuori regione M5s: «Così si penalizzano i cittadini con più problemi»

PESCARA. Dove troverà i soldi la Regione per alzare il tetto al budget delle cliniche private? Nel decreto del 24 giugno firmato dal commissario ad acta Luciano D’Alfonso, quello in cui si stabilisce un aumento del budget di 7,8 milioni di euro (dai 124 del 2013 ai 131,7 milioni circa del 2014 e 2015) si chiarisce che le coperture saranno trovate «nella manovra di potenziamento dell’attività territoriale», frase che può essere letta in due modi: tagli alla medicina del territorio, oppure maggiori risparmi derivanti dal potenziamento della medicina del territorio.

Il sottosegretario alla giunta Camillo D’Alessandro ieri ha anche precisato che «il commissario della Sanità ha legato il recupero di 7 milioni di euro esclusivamente al fine della riduzione della mobilità passiva». E in effetti, nel decreto si rileva la «necessità» di «una integrazione progressiva tra pubblico e privato», per «consolidare la sussidiarietà e ridurre la mobilità passiva con riferimento ai predetti dati».

Dunque più spazio ai privati anche in funzione dell’abbattimento dei maggiori costi dovuti al ricorso alle cure fuori regione da parte di pazienti abruzzesi (una pratica di cui alcuni privati sono spesso la causa). Ma questo vorrebbe forse dire legare i maggiori emolumenti all’abbattimento della mobilità passiva? Per esempio, tra pochi giorni dovrebbero essere disponibili i dati sulla mobilità passiva extra regione del 2014: i dati saranno presi come riferimento per il via libera all'aumento del contratto 2014 dei privati? O si comincerà a contare solo dal 2015? Altra questione sulla quale i privati potranno giocare le loro carte è la riduzione delle liste d’attesa. In un secondo decreto del 25 giugno scorso, il commissario ad acta, recependo i contenuti e le linee d’azione del “Piano operativo regionale per il contenimento delle liste d’attesa”, fa infatti un richiamo esplicito al ruolo dei privati nella riduzione dei tempi d’attesa degli esami (attraverso accordi con cliniche e laboratori).

L’aumento del tetto è stato accolto ieri nel sostanziale silenzio della classe politica regionale, sia di centrosinistra che di centrodestra. Unica eccezione un ironico post su facebook dell’ex governatore e commissario ad acta Gianni Chiodi («Arrivano le coccole!»), e un duro comunicato del Movimento 5 Stelle, che denuncia la scelta della giunta di «potenziare le strutture di pochi privati, mentre per tutti i cittadini chiudono i punti nascita, diminuiscono i pronto soccorso e si propone in commissione la compartecipazione alla spesa socio sanitaria per i pazienti» (sulla quale è continuato anche ieri l’ostruzionismo delle opposizioni in commissione).

«Si avvantaggia la sanità, di cui godono solo le fasce più ricche della popolazione» spiegano ancora i consiglieri del M5S «a discapito di quella pubblica, fruita invece dalla maggior parte dei cittadini, soprattutto da quelli che vivono in situazione economica di disagio. Una scelta che non troviamo corretta» continuano i pentastellati «visto che, a differenza di quanto sostenuto dalla maggioranza, non c’era nessun obbligo per operarla». La scelta della Regione potrebbe complicarsi ulteriormente dopo l’accordo di ieri in conferenza Stato-Regioni sui tagli al fondo sanitario nazionale per 2,35 miliardi di euro, che per la regione Abruzzo inciderebbe tra i 40 e i 50 milioni. L’accordo prevede tra l’altro una «riduzione degli oneri connessi all’assistenza ospedaliera erogata dalle strutture accreditate pubbliche e private» e un «contenimento» della spesa per i privati. Fatta salva la libertà delle Regioni di scegliere «misure alternative». Ma conservando «l’equilibrio di bilancio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA