Più spazio al biologico in agricoltura e a tavola

Sono 1.400 le aziende certificate con in testa i produttori di olio extravergine E la Regione dopo cinque anni di assenza lancia un bando da 30 milioni
PESCARA. Non si può definirlo un boom ma è ormai certo che il biologico sarà sempre più presente sulle tavole degli abruzzesi. Anche se dati dettagliati tardano a arrivare, a dirlo sono i pochi numeri già disponibili sulla produzione bio regionale e le vendite al banco, dai supermercati alle piccole aziende che servono direttamente i clienti. L'extravergine certificato, per esempio, rappresenta il 20% del prodotto in uscita dai frantoi, mentre è a marchio biologico oltre un decimo degli acquisti di ortofrutta al dettaglio, come ha rilevato la Camera di commercio di Pescara in una recente indagine.
Meno pesticidi e fitofarmaci, per non parlare degli Ogm. Così chiede l'Europa, e l'Abruzzo sembra aver finora risposto se è vero che la regione si situa già tra il 10° e il 11° posto quanto a numero di aziende che lavorano con la certificazione biologica.
Oltre all'olio, prodotto di punta del nuovo corso, a fare la parte del leone tra i prodotti confezionati con materie prime biologiche c'è la pasta. I piccoli marchi semiartigianali hanno raccolto la sfida con la conversione totale al sistema, e a seguirli ci sono i colossi industriali del settore che hanno lanciato con successo la loro linea bio. Su circa 66mila sono in tutto 1.400 le aziende abruzzesi che stando ai dati della Regione lavorano con la certificazione (circa 200 in più secondo fonti di categoria), di cui 900 impegnate nella coltivazione e intorno alle 500 quelle attive nella trasformazione.
Da una nicchia per appassionati appena vent'anni fa, le produzioni bio sono ora visibili con chiarezza anche in mappe e grafici, con 27mila ettari certificati su 450mila ettari di superficie agricola utilizzata. Figure che segnano una lontananza siderale dagli anni Settanta dello scorso secolo, quando la chimica di sintesi appena entrata massiciamente nei concimi e nei trattamenti sembrava inaugurare un'eterna rivoluzione industriale in agricoltura. Una nuova età di progresso per tutti, produttori e consumatori, la annuncia Dino Pepe partendo dal nuovo Piano di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020. L'assessore regionale all'Agricoltura ne parla con l'entusiasmo di chi pensa che l'economia non è un gioco da lasciare totalmente nelle mani del mercato, ma al contrario va guidata come e dove possibile dall'istituzione a colpi di pratiche virtuose.
«Il bando che abbiamo emesso», spiega, «viene dopo cinque anni di stop degli investimenti sul biologico. Un quinquennio perso ma che contiamo di recuperare non solo in chiave di rilancio, ma anche per contribuire alla chiarezza su ciò che è certificabile perché prodotto con i metodi dettati dall'Unione europea e delineati nelle politiche nazionali. Perché», aggiunge, «ci rendiamo conto che tutto quanto è realmente bio deve rappresentare, in un obiettivo di successo commerciale, un elemento identitario dell'Abruzzo dei parchi, della natura conservata con cura e dei suoi paesaggi per la gran parte mai sacrificati sull'altare di uno sviluppo che altrove ha segnato il destino di interi territori. Il nuovo Psr vuole essere in continuità con una tendenza che in passato ha purtroppo avuto momenti di forte rallentamento». La Regione premia con 600 euro per ettaro coltivato o comunque finalizzato al biologico, un beneficio che ha per contropartita l'impegno a utilizzare il sistema certificato per almeno un quinquennio. Olio, vino, ortofrutta e zootecnia sono i settori contemplati nel bando. «Se parcellizzati», annota Pepe, «gli importi possono apparire esigui, ma se consideriamo che la Regione sostiene un investimento pari a 30 milioni di euro fino al 2020 si capisce meglio la portata degli incentivi». All'assessorato dell'Agricoltura non si fanno pubblicamente previsioni, ma tra i traguardi c'è l'uscita dalla zona d'ombra di imprese agricole che fino a oggi hanno creduto poco ai vantaggi che il biologico può offrire. «Sotto questo profilo», spiega l'assessore, «guardiamo all'agricoltura non soltanto come settore fondamentale dell'economia abruzzese, ma anche al suo ruolo di promozione di stili di vita in grado di incrementare la qualità dell'immagine regionale. In stretta sintonia con le prospettive delineate in altri settori, come il turismo».
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