Prima gravidanza con ovulo donato

9 Maggio 2015

La tecnica “sdoganata” dalla Corte costituzionale applicata su una paziente di 35 anni nel centro Tecnobios di Villa Serena

CITTA’ SANT’ANGELO. Prima gravidanza in Abruzzo con la tecnica della fecondazione assistita eterologa, effettuata nel centro Tecnobios, nella clinica Villa Serena di Città Sant’Angelo, specializzato nella diagnosi e cura della sterilità e nelle tecniche di procreazione in vitro. Nel grembo di una 35enne, che non riuscendo a rimanere incinta in modo naturale si è rivolta alla struttura di Villa Serena per diventare mamma, batte il cuoricino di un bimbo, un embrione di nove settimane, generato dall’ovulo donato da un’altra donna. Si tratta di una tecnica, che per la scienza medica non è una certo una novità, ampiamente praticata in Europa e nel resto del mondo ma da poco introdotta in Italia, dove è applicata da meno di un anno.

Infatti, la fecondazione eterologa, quando il seme maschile o l’ovulo femminile utilizzati non appartengono a uno dei genitori ma a un donatore esterno alla coppia (altrimenti si parla di fecondazione omologa), fino al 2014 in Italia era vietata dalla legge 40/2004 che disciplina le norme sulla procreazione medicalmente assistita. Un divieto che costringeva le coppie infertili a recarsi all’estero per una gravidanza.

La rivoluzione in Italia c’è stata ad aprile dell’anno scorso con la sentenza della Corte Costituzionale che di fatto ha smontato l’impianto della Legge 40, cancellando il divieto per le coppie sterili di ricorrere all'eterologa, una proibizione ritenuta dalla Consulta priva di adeguato fondamento costituzionale, lesiva della libertà dell’individuo di autodeterminarsi. Nel centro Tecnobios di Città Sant'Angelo, la 35enne abruzzese con problemi di sterilità e il suo partner si sono affidati all’equipe medica guidata dal professor Andrea Borini, affiancato nelle tecniche per la procreazione medicalmente assistita dai ginecologi Emiliana Leonzio, Franca Giampietro, Elisabetta Gabriele, Paola Palumbo e Stefania Fusilli. «La signora era affetta da esaurimento ovarico precoce, dunque ha dovuto ricorrere alla donazione di un ovulo», spiega il professor Borini. «L' ovulo le è stato donato da un’altra paziente. Con un gesto di grande solidarietà, non raro nel centro abruzzese. A Pescara infatti abbiamo notato una maggiore propensione verso questa metodologia di donazione. La condivisione di ovociti fra donne che si sono sottoposte a trattamenti di stimolazione ormonale per la procreazione medicalmente assistita ha fini esclusivamente altruistici, e sono ancora poche le pazienti che accettano di farlo». In Italia, a differenza del resto d’Europa, infatti è vietato pagare o essere pagati per le donazioni. «In seguito all'approvazione in Italia della legge sull'eterologa abbiamo ricevuto tantissime richieste sia da pazienti abruzzesi ma anche del centro-sud, dalla Puglia e dal Molise» afferma la dottoressa Emiliana Leonzio «abbiamo visto quanto questa metodica sia di grande attualità. È importante sensibilizzare l'opinione pubblica alla donazione di gameti anche per ridurre l’efflusso di pazienti all'estero dove le cifre per un trattamento di fecondazione eterologa arrivano fino a 7/8 mila euro per tentativo, mentre da noi il costo medio è di 2500 euro».

Gabriella Di Lorito

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