Processo a De Fanis Masci: mi chiese mille euro

24 Novembre 2016

Il musicista in aula: pagai l’assessore per paura di non lavorare più con la Regione Il ristoratore Paolini: da me ne voleva 3mila per il progetto Omaggio a D’Annunzio

PESCARA. «L’assessore mi chiese mille euro in contanti, sostenendo che ne aveva bisogno per la campagna elettorale. Io rimasi basito e risposi che non era possibile, ma lui continuò a insistere. Disse che se non avessimo accettato si sarebbero interrotti i nostri rapporti di collaborazione con la Regione». È stato il giorno di Rocco Masci, presidente dell’associazione musicale Ars, al processo su presunte tangenti nella cultura che vede imputati l’ex assessore regionale, Luigi De Fanis, il rappresentante legale dell’associazione Abruzzo Antico, Ermanno Falone, il responsabile dell’Agenzia per la promozione culturale della Regione Abruzzo, Rosa Giammarco, e l’imprenditore Antonio Di Domenica.

In realtà, la scena doveva essere tutta per Lucia Zingariello, ex segretaria-amante di De Fanis, che ieri, per la seconda volta, non si è presentata davanti al tribunale collegiale. La donna, che ha già patteggiato un anno e 11 mesi, era stata citata dal pm, Anna Rita Mantini, come testimone, ma il suo legale ha prodotto un certificato medico. Riflettori puntati allora sulla testimonianza di Masci, che per questa vicenda ha beneficiato dell’istituto della messa alla prova. «Verso la fine del gennaio 2013», ha raccontato, «De Fanis mi propose di tenere un concerto, dedicato a D’Annunzio, al Salone del Libro di Torino nel maggio 2013». La richiesta della mazzetta sarebbe avvenuta successivamente, durante la consegna, da parte di De Fanis, della somma (4mila 700 euro) pattuita per l’esibizione musicale a Torino. «L'assessore mi consegnò l'assegno e quando mi chiese i mille euro rimasi sconcertato. Ne parlai poi con gli altri del gruppo e alla fine decidemmo di pagare, per il timore che s’interrompessero i rapporti di lavoro con la Regione. Prelevai i soldi e incontrai l'assessore a Dragonara per la consegna».

Dello stesso tenore le testimonianze degli altri componenti del quartetto musicale. «Masci fu schietto con noi», hanno sostenuto, «e ci disse che De Fanis voleva i mille euro altrimenti rischiavamo di non lavorare più con la Regione».

A tenere banco è stata anche la testimonianza di Diego Paolini, proprietario di un ristorante, a sua volta beneficiario dell'istituto della messa alla prova. In aula ha parlato di una presunta tangente da 3 mila euro chiesta da De Fanis per il progetto Omaggio a D’Annunzio. «Si accorse che ero stupito», ha detto, «e allora mi chiese di parlare chiaro e aggiunse che era solo l'assessore a decidere cosa, quanto e a chi dare. Decisi di pagare per il timore di non lavorare più». C'è, infine, la richiesta, andata a vuoto, di una presunta mazzetta da 1.500 euro per un evento gastronomico, sempre al Salone di Torino. «Mi rifiutai», ha detto, «in quanto i patti erano riferiti a un evento per 80 persone, mentre a Torino se ne presentarono quasi 300 e io fui costretto ad anticipare il danaro di tasca mia».

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