Profughi, a Martinsicuro sono 32 e quasi “invisibili”

18 Aprile 2015

Ospiti in un residence preso in affitto dal Gus. Molti residenti non si sono neanche accorti di loro, ma sindaco e operatori sono preoccupati per la stagione turistica

MARTINSICURO. Sono 32 i profughi presenti a Martinsicuro. Sono ospitati in un residence di via Alessandrini, a Villa Rosa. Siamo andati a trovarli dopo le polemiche sull’accoglienza in Abruzzo. A Chieti il sindaco e Casa Pound hanno detto che non li voglioni in una struttura del centro; preoccupazioni sono state espresse anche a Montesilvano dove sono ospitati in un hotel. E a Martinsicuro?

Qui il residence (8 appartamenti) è stato affittato dal Gus da circa un anno. Fino all’anno scorso i profughi erano ospitati anche in due appartamenti di via Silone a Martinsicuro e in un hotel di Villa Rosa. La situazione appare tranquilla con i profughi che non danno problemi tanto che molti residenti nelle vicinanze non si sono neanche accorti della loro presenza. L’amministrazione comunale ha più volte detto che il numero degli immigrati ospitati è più che sufficiente. «Il nostro comune ha dato e sta dando molto per questa emergenza», commenta il sindaco Paolo Camaioni, «gli oltre 30 profughi ora si trovano in una struttura privata gestita dal Gus. Ho più volte ribadito che Martinsicuro ha fatto la sua parte per questa emergenza e non intende aumentare l’ospitalità a nuovi profughi. Nella nostra cittadina la presenza straniera supera quota duemila e questo dimostra la generosità del nostro territorio. Sto valutando l’evolversi del nuovo bando di accoglienza che sembra non prevedere nuovi arrivi nella nostra cittadina».

Sono preoccupati gli operatori turistici della cittadina. «E’ necessario individuare proposte e progettualità in grado di coniugare le esigenze turistiche e al tempo stesso i diritti irrinunciabili dei rifugiati», sostengono ricordando come l’economia di molte famiglie di Martinsicuro e Villa Rosa sia legata al turismo.

«I 32 profughi provengono dall’Africa occidentale e alcuni da Siria, Pakistan, Afghanistan e Bangladesh, sono tutti giovani maschi dai 22 ai 25 anni», entra nel dettaglio Giovanni Di Monte coordinatore del progetto Gus per la prefettura di Teramo. A volte sono capitate intere famiglie. «All’arrivo viene fatto uno screening sanitario in collaborazione con la Asl e viene loro fornito vestiario e kit di igiene personale», riprende Di Monte, «una volta nella struttura, vengono seguiti costantemente dai nostri operatori. Facciamo corsi di lingua italiana, forniamo informazione su diritti e doveri nel nostro Paese e li accompagniamo nelle pratiche di richiesta di asilo politico. Terminato il nostro lavoro, i profughi andranno nei Centri dello Sprar fino a presentarsi alle commissioni territoriali per la verifica dei presupposti per l’accettazione del permesso per rifugiati politici».

Sandro Di Stanislao

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