ABRUZZO PER L'UCRAINA

Pronti ad accogliere profughi, la missione di Carlo e Mayya

Parla chi è in prima linea per aiutare centinaia di disperati: l'esempio parte da Pescara. Dall'Aquila il Pd propone gli ex alloggi del terremoto

Il telefono di Mayya non smette di squillare da due giorni. Da quando sono cadute le prime bombe sulle città ucraine, lei, che vive da tantissimi anni in Abruzzo e ha sposato nel 2004 Carlo Sanvitale, ha cominciato a ricevere chiamate a raffica da parenti e amici finiti sotto i bombardamenti. Dopo lo shock per l'invasione russa, all'alba di giovedì, è già scattata la fase due del conflitto: la gestione degli sfollati in fuga dall'Ucraina e tutto l'Abruzzo si sta mobilitando per aprire le porte a chi scappa dalla guerra. «Ci stiamo attivando per l'accoglienza dei profughi grazie ai nostri contatti», spiega Carlo, responsabile abruzzese dell'associazione culturale cristiana italo-ucraina, nata a Pescara nel 2002, due anni dopo quella nazionale che ha sede a Roma. «Gli ucraini che hanno il passaporto possono attraversare tutte le dogane dei Paesi vicini», spiega Sanvitale, «ma per ora possono partire solo donne, bambini e chi ha più di 60 anni (anche se ieri il presidente ucraino aveva richiamato alle armi anche i più vecchi). Stiamo facendo di tutto per dare conforto a questa gente: molti di loro si sentono abbandonati in questo momento».

Mayya Chupriy e Carlo Sanvitale

Mayya Chupriy è laureata in Economia e commercio e, dal 2004, è sposata con Carlo Sanvitale dopo averlo conosciuto sul luogo di lavoro. Da anni, lei e suo marito sono un vero punto di riferimento sull'asse Abruzzo-Ucraina, e in questi giorni si sono attivati, insieme a tantissimi altri abruzzesi, per offrire un posto sicuro a chi è in fuga dai carri armati russi. «Speriamo che non chiudano le frontiere», dice Carlo, «la nostra associazione è in contatto con la sede centrale di Roma e già stiamo organizzando dei pullman da spedire ai confini di Polonia e Ungheria per portare i profughi qui da noi. Apriremo le nostre case, come farà tutta la comunità ucraina presente in Abruzzo».

Accoglienza da ogni parte della Regione, ma anche aiuti umanitari da inviare direttamente nelle zone di guerra. Un aspetto che, peraltro, sta a cuore da sempre a tutti gli ucraini abruzzesi, che quando possono dedicano tempo e denaro ai loro affetti in patria. Ogni genere di merce, dall'alimentare all'abbigliamento, in questi 20 anni, ha viaggiato sui pullman coordinati dall'associazione culturale cristiana italo-ucraina di Pescara, facendo la spola fino all'Ucraina. Negli anni, i due coniugi Sanvitale, che hanno anche un'agenzia di viaggi, hanno fatto da trait d'union per chi arrivava in Abruzzo. E oggi, in un momento di estrema difficoltà, sono diventati un erogatore di speranza, insieme a tutti gli abruzzesi che stanno lavorando per traghettare i profughi lontano dai luoghi di guerra. Porte aperte in tutto l'AbruzzoIn queste ore, tutto l'Abruzzo si sta preparando a fare la sua parte e l'esempio parte da Pescara, che è anche la provincia con la comunità di ucraini più nutrita: se ne contano addirittura 1.614, più di 4 su 10 tra quelli che hanno scelto la nostra regione per rifarsi una vita.

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«Anche noi siamo pronti ad accogliere i profughi ucraini che stanno scappando a centinaia dalla loro terra. Pescara e tutto l'Abruzzo non si tireranno indietro di fronte ad una catastrofe mondiale». Parola di Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne, «siamo pronti a mettere a disposizione tutte le nostre risorse per i profughi ucraini. Aspettiamo indicazioni a livello nazionale su questo tema, ma già dalla prossima settimana le nostre strutture saranno allertate per organizzare l'ospitalità in condizioni di emergenza. Ci tengo a dire, poi, che l'ondata di commozione, generata da questo conflitto, non deve esaurirsi subito, come invece accaduto per i profughi dell'Afghanistan, che dopo l'estate sono stati dimenticati in fretta».

Corrado De Dominicis

Il seme dell'accoglienza sta sbocciando rapidamente e viaggia lungo binari diversi in tutto l'Abruzzo. Dalle associazioni strutturate, che lavorano per far arrivare i pullman ai confini occidentali dell'Ucraina, fino ai semplici cittadini, pronti ad aprire la porta di casa per lasciar entrare i disperati. Ma adesso si attendono mosse concrete da parte della politica, e una prima proposta è arrivata dai consiglieri comunali del Pd dell'Aquila Stefano Albano, Stefano Palumbo, Pierpaolo Pietrucci. «Proponiamo di accogliere i profughi negli edifici di proprietà del Comune, oppure all'interno degli alloggi del progetto Case o dei Map», cioè quelle strutture riservate alle ex vittime del sisma che però, in questa fase, sono totalmente inutilizzate. La proposta è stata lanciata, ora vedremo chi si chinerà per raccoglierla.

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