Protagonista di un eccezionale esperimento

Portava il nome di una giovane scomparsa, allattata per mesi e liberata dopo il letargo
PESCASSEROLI. Pesava solo tre quando era stata trovata. L’orsetta Morena era diventata un simbolo del Parco nazionale, ma rappresentava anche una sfida tra scienza ed ecosistema, tra uomo e natura. Era il primo esperimento di reinserimento in ambiente naturale di un orso marsicano cresciuto in cattività. Tutto ha inizio il 22 maggio dello scorso anno quando alcuni residenti segnalano la presenza dell’orsacchiotta. Inizia un lungo e delicato percorso che la porterà verso la libertà. Prima di tutto il nome, scelto in ricordo di Morena Romano, la 26enne morta poco prima a Villavallelonga. Poi lo svezzamento. Un addetto inizia ad allattare Morena indossando una maschera da orso. Cresce arrampicandosi sui rami e infilandosi tra i rovi e nelle tane per trovare il cibo. Gli operatori nascondono il cibo in luoghi difficili da trovare e in diversi orari in modo da evitare comportamenti stereotipati. Preferisce le pere alla carne, ma è golosa anche di bigattini e di mele, purché tagliate a pezzettini. Dopo la nevicata di fine novembre gli esperti si accorgono del rallentamento del suo metabolismo in vista del letargo. A dieci mesi pesa circa 40 chili. Al Parco arriva anche John Beecham, biologo di fama internazionale, il più grande esperto di orsi, in particolare per quanto riguarda i metodi di riabilitazione e rilascio dei cuccioli orfani. Lui è ottimista e parlava di un 70-80 per cento di successo. Il 10 dicembre viene selezionata una zona adeguata per il rilascio, in base alle linee guida dell’Ente, e comincia il monitoraggio grazie al radiocollare satellitare. Il reinserimento ha successo, ma dopo aver conosciuto per otto mesi il sapore della libertà, la morte è arrivata lo stesso. Per l’Abruzzo è un giorno triste.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

