Protestano le guardie mediche

1 Novembre 2017

Manifestazione all’Emiciclo contro il taglio dell’indennità da parte della Regione

L'AQUILA. Una trentina di medici di continuità assistenziale meglio noti come guardie mediche, ha manifestato ieri all'Aquila nella sala del Consiglio regionale a palazzo dell'emiciclo nel corso una seduta dell'assemblea regionale. Alla base della mobilitazione c'è la istanza, più volte espressa, della cancellazione della delibera della Giunta regionale che ha eliminato i 4 euro l'ora di indennità di rischio introdotta nel 2006, anche retroattivamente. Una decisione presa a seguito del decreto 4366 della Procura Regionale dei Corte dei Conti, del giugno scorso, in cui si evidenzia l'illegittimità di questa indennità, e che ora espone oltre mille medici abruzzesi al rischio di dovere restituire anche 70 mila euro a testa già percepiti. I medici hanno accusato la maggioranza di centrosinistra di non voler trovare una soluzione. Il gruppo di medici ha avuto un duro confronto con il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, fuori da palazzo dell'emiciclo. Sul tema si è discusso in aula alla luce di una interrogazione del consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari, che nel suo intervento ha definito «assurdo e ingiustificato» questo provvedimento visto che «non c'è nessuna sentenza da parte della Corte dei Conti, ma solo una richiesta di chiarimento», e dunque «si potrebbe semplicemente per ora sospendere l'erogazione dell'indennità, ma non richiedere in nessun modo gli arretrati, come hanno fatto altre regioni». D'Alfonso ha replicato al grillino: «Dico no ai tribunali speciali degli ululati che vengono portati in aula». L'assessore alla Sanità Silvio Paolucci prima, e il presidente D'Alfonso poi, hanno evidenziato che si sta trovando una soluzione a quella che anche a loro appare un'ingiustizia. «Una soluzione però che non può esporre l'ente regionale, in attesa di un chiarimento giuridico, al rischio di condanna per danno erariale. Dobbiamo dare certezze e soddisfazione ai medici, ma non dimenticando che il legislatore non può ficcarsi in un dirupo. E poi serve una norma nazionale, perché è un problema che investe anche altre regioni italiane» ha spiegato ancora il governatore».