Quando d’Ascanio disse: la Vespa mi ha punto...

22 Aprile 2016

La storia e l’utopia dell’ingegnere di Popoli che sognava di far volare elicotteri e disegnò invece il primo scooter al mondo che rese famosa la Piaggio

PESCARA. Enrico Piaggio guardò la due ruote e disse: «Con quella vita sottile e quel ronzio sembra una vespa». Si sa come è andata la leggenda, fu così che venne battezzato lo scooter ideato e realizzato da Corradino d'Ascanio. Quasi nessuno ricorda la risposta di d'Ascanio: «Peccato che non vola». Una battuta doppiamente vera, un elogio per la sua ultima creatura e un rimpianto per l'elicottero, la sua delizia e la sua croce.

LA PASSIONE PER IL VOLO. Nato il 1° febbraio 1891 a Popoli - a quei tempi in provincia dell'Aquila - d'Ascanio ha attraversato il Novecento, e se la Vespa è considerata l'opera più glamour e di successo del suo estro inventivo, il volo è stata la passione sconfinata, sin da quando era bambino.

«A dieci anni costruii per la prima volta un planeur. Mi ero preso d'amore per una signorina che viveva con la famiglia nel vicino paese di Bussi.

La distanza da Popoli era grande allora pensai di volare, di innalzarmi volando sulla casa del mio sogno, e così costruii il mio piano violante con assicelle d'abete, e dell'ampiezza di circa dieci metri quadrati. Ma l'apparecchio rimase inerte sulla grande terrazza della mia casa. Gli studi severi mi ripresero tutto e mi trovai laureato al principio della guerra, pronto ad essere utile, a servire, come vollero, nella direzione tecnica dell'aviazione».

E' una pagina ingiallita dal tempo della "Gazzetta del Popolo" del 26 novembre 1930, dove c'è l'intervista in cui d'Ascanio si racconta.

Corradino è felice, si sente un uomo fortunato e parla di sé nel più semplice dei modi, del suo elicottero Dat3 (la sigla sta per d'Ascanio-Trojani, Pietro, il barone di Pescosansonesco impegnato come socio nell'impresa) che un mese prima ha conquistato il record mondiale di affidabilità, il primo mai costruito capace di volare. Ha realizzato una bella favola, anche se è stato difficile arrivarci.

ALTI E BASSI. Dal giorno di quell'intervista l'aspettano altri 51 anni di vita, un'avventura di alti e bassi, e infine il successo, clamoroso, della Vespa che ne fa un "girovago del mondo" per il suo viaggiare, senza però mai rinnegare le sue radici in Abruzzo.

Realizzatore instancabile qui ha inventato di tutto, dallo schedario elettromeccanico vero e proprio anticipatore del computer, all'elica a passo variabile in volo. Qui è nato l'amore per la montagna e per il mare, qui è cresciuta la sua leggendaria attitudine per i giochi di prestigio; era un maestro nelle trovate di illusionismo, le ha utilizzate alla grande nelle vetrine promozionali della Vespa in Francia.

A Popoli l'ingegner "d'As" - è la sua firma, con la "s" svolazzante a forma di ala - tornato dagli Stati Uniti dopo vani tentativi di realizzare aeroplani in quel paese dopo la prima guerra mondiale, comincia ad entusiasmarsi al volo verticale nonostante le chiusure delle gerarchie militari, sperimenta a Pescara i primi modelli di elicottero nel cortile della fonderia Camplone; a Roma, aeroporto militare di Ciampino, il trionfo del Dat3.

Dopo, le delusioni cocenti con il suo elicottero dei record che non trova industrie interessate, le difficoltà economiche, fino alla rottura della società con il barone Trojani.

LA SECONDA GIOVINEZZA. Per l’ingegnere abruzzese comincia nel 1932. Quando d'Ascanio viene assunto dall'industria aerea Piaggio di Pontedera per progettare motori per bombardieri.

Ed è nella Piaggio del 1945 che il patròn Enrico gli chiede di realizzare una moto particolare, capace di risollevare la fabbrica dalle rovine della guerra. E d'Ascanio inventa lo scooter-mito Vespa che conquisterà il mondo.

Durante la sua seconda vita a Popoli, Corradino ci torna tutte le estati, delle sue "rimpatriate" hanno lasciato il segno due episodi. Agosto del 1967, c'è il primo Vespa raduno della Valle Peligna. Il concessionario della Piaggio a Popoli è il signor Nino D'Amato - oggi gagliardo novantenne - che invita d'Ascanio.

L'ingegnere ha 76 anni, ma accetta l'invito, sale sul sellino posteriore e si fa portare in giro. Il clamore della sua partecipazione al raduno riempie le pagine dei giornali.

L'altro episodio qualche giorno dopo. D'Ascanio racconta a D'Amato l'incidente che ha distrutto l'ultimo modello di elicottero fatto con la Piaggio, il Pd4 (Piaggio-d'Ascanio), che si era schiantato sulla pista di prova il 5 agosto 1952, e di Enrico Piaggio che decise di farla finita con i voli per puntare esclusivamente alla produzione della Vespa. Un lungo discorso, sincero.

LA PUNTURA. Con D'Amato si era creata una simpatia anche per i rapporti di antica amicizia tra l'ingegnere e il nonno della moglie di D'Amato. D'Ascanio racconta la sua vita totalmente conquistata dall'elicottero, il suo sogno mortificato. D'Amato lo interrompe: «Ingegnere, ma lei è l'inventore della Vespa, un successo mondiale!». E d'Ascanio: «Caro Nino, a me la Vespa mi ha punto».

Quelle parole Nino D'Amato non le ha mai scordate, e il futuro della vicenda umana di Corradino dimostrerà quanto sia stata dolorosa la puntura della Vespa.

Due flash, due periodi diversi e distanti tra loro lasciano agli annali della cronaca i tormenti di un genio che non trovava pace.

E' conservata nell'Archivio di Stato di Pescara copia della direttiva del 6 agosto 1952 con la quale Piaggio, dopo l'incidente al Pd4, ordina la rottamazione dell'elicottero, dispone lo smantellamento del reparto che se ne occupava e il trasferimento di tutto il personale in "settori dell'azienda più produttivi".

(continua a pagina ...)