«Quanti bagni sotto i rifiuti tossici»

Il sindaco: da ragazzini ci tuffavamo in uno scarico, ora conta solo la bonifica
BUSSI. Salvatore Lagatta, sindaco di Bussi, 62 anni, un passato da sindacalista nel polo chimico, se li ricorda ancora i bagni nel fiume Tirino da ragazzino: «C’era un posto che si chiamava lo scarico, ci tuffavamo lì».
Quando lei era ancora un ragazzino, si sapeva dell’inquinamento di Bussi?
«Assolutamente sì. A Bussi non c’erano né anziani né giovani inconsapevoli dell’inquinamento per il semplice motivo che tutti lavoravano nella fabbrica e in una fabbrica in cui si lavorava con piombo, mercurio, cloruro, metalli ci si ammalava anche».
Si dice che la zona è un ricettacolo di veleni da oltre un secolo: lei da piccolo faceva il bagno nel fiume?
«Qui si faceva il bagno nel fiume, mica al mare, e andavamo in un posto che si chiamava lo scarico».
E perché si chiamava così?
«Guardando in alto, dal fiume, si vedeva una montagna di rifiuti. Poi, si è saputo che erano tossici. C’erano anche dei signori che andavano lì a raccogliere il mercurio e uno di questi poi è morto, altri si sono ammalati. Questo famoso posto dello scarico era attaccato allo stabilimento per l’iprite, gas usato durante la Prima e la Seconda guerra mondiale: chiusa la ditta, il terreno ne è rimasto impregnato».
Nelle carte giudiziarie si dice che a Bussi c’è stata omertà: è vero?
«Non è affatto così. Da Bussi sono partiti tanti sindacalisti che hanno puntato sulle tematiche ambientali oltre che su salario e qualifiche. Le rivendicazioni per l’ambiente sono state importanti. E lo affermano anche le canzoni di lotta operaia in cui si diceva di non mettere la maschera agli operai ma di metterla agli impianti. A Bussi mai omertosi».
Però diverse generazioni hanno convissuto e convivono ancora con l’inquinamento: che ne sarà dei futuri bussesi?
«Gli attuali bussesi stanno lavorando con impianti verdi e sperimentali e vogliamo portare qui un’azienda farmaceutica, pulita. Spero che le nuove generazioni possano lavorare con più tranquillità dei nostri padri. Ma una cosa è certa: se non sarà bonificato il territorio, i bussesi avranno sempre lo stesso problema».
La discarica Tre Monti è stata (ri)scoperta nel 2007: ma la bonifica ci sarà davvero?
«Speriamo. Dopo l’ultima riunione al ministero dell’Ambiente, il 1° febbraio scorso, ci sono tutte le condizioni per andare avanti: la Regione coprirà le spese che mancano per circa un milione e il Comune prenderà le aree della Solvay. Se non si facesse questo, non andrebbe avanti la gara, non si farebbe la bonifica e non ci sarebbe la reindustrializzazione». (p.l.)

