Quel tritacarne tra politica e affari

25 Novembre 2015

Quella mattina del 22 settembre 2010 l’Abruzzo si svegliò con la paura di vivere un altro incubo. Un’altra inchiesta giudiziaria rischiava di travolgerlo dopo quella sull’ex governatore Ottaviano Del...

Quella mattina del 22 settembre 2010 l’Abruzzo si svegliò con la paura di vivere un altro incubo. Un’altra inchiesta giudiziaria rischiava di travolgerlo dopo quella sull’ex governatore Ottaviano Del Turco che lo portò a nuove elezioni, sul tesoro di Angelini e sul presunto “sistema D’Alfonso”, allora ex sindaco di Pescara. Furono quelli quattro anni di scandali senza respiro e allora Il Centro in prima pagina “L’Abruzzo nel tritacarne delle tangenti”.

Le bufere giudiziarie avevano già spazzato via una giunta regionale, due amministrazioni comunali (Pescara e Montesilvano), colpito personaggi ritenuti trasparenti ed intoccabili, messo in bilico enti pubblici e fatto sì che venisse stravolto il sistema sanitario. Quel giorno toccava ai rifiuti, cioé, il secondo capitolo di spesa nel bilancio regionale ed il primo in molti comuni. La “bomba” dei rifiuti esplose in Abruzzo con il suo carico di dubbi e sospetti sulle tangenti, e scoperchiando l’ennesimo intreccio tra politica e affari. Tanto che quel giorno la Procura di Pescara lo definì “un sistema peggio di Sanitopoli”. Ma dopo cinque anni... (a.mo.)