«Raccolta olive, salviamo il salvabile»

7 Ottobre 2016

L’agronomo invita ad anticipare i tempi a causa delle anomalie meteorologiche e della riproduzione della mosca

PESCARA. Raccolta anticipata di un mese per salvare il salvabile delle olive abruzzesi, una corsa contro il tempo. A questo punto di ottobre occorre partire senza indugi se la qualità si fa sul campo. Questa è ormai l'unica “arma” a disposizione degli olivicoltori contro le anomalie del clima e contro i tempi di riproduzione dell'insetto più temuto, la mosca dell'olivo.

Un incubo che torna a far paura a soli due anni dalla catastrofica annata 2014 che ha decimato i raccolti compromettendo resa e qualità. Quest'anno la perdita di prodotto è stimata dal 50% (calo fisiologico) all'80 - 90% (nelle zone più compromesse), qualità media più bassa rispetto alla scorsa annata ottima e favorevole.

«Ci sarà poco prodotto sul mercato, e quel poco costerà tanto», anticipa Giuseppe Colantoni, agronomo del settore olivicolo, consulente di aziende abruzzesi nelle quattro province. «L'allarme è generale. La situazione in Abruzzo si presenta eterogenea e con grossi divari», spiega, «alcuni oli non rientreranno neanche nella categoria dell'extravergine, alcuni produttori decideranno di non raccogliere le olive. Ma chi fa qualità da sempre avrà buoni risultati come solito, chi ha già iniziato la raccolta e aperto il frantoio avrà un grande olio».

L'attacco della mosca olearia è stato massiccio dovunque nel centro Italia per ragioni strettamente climatiche, riporta il consulente agronomico. Più della Puglia, dove le alte temperature raggiunte hanno rallentato lo sviluppo dell'insetto, l'Abruzzo costiero in particolare, con Marche e Molise, rappresenta la fascia più colpita a causa del clima decisamente favorevole alla proliferazione dei parassiti. L'inverno non propriamente rigido al punto da abbattere la popolazione di mosca, e l'andamento particolarmente fresco e piovoso tra primavera ed estate con temperature medie sotto i 30 gradi. Peraltro, proprio la mancata escursione termica non ha certo giovato allo sviluppo di aromi e profumi dei frutti, condizione basilare per avere oli di spiccate qualità organolettiche. Laddove il prodotto finale risulterà sano e corretto pensare a eccellenze da concorso, e da premio, quest'anno sarà appannaggio di davvero poche aziende.

Come spiega Colantoni, la mosca è arrivata già agli inizi di luglio. E prima, a giugno, c'è stato l'attacco della tignola, parassita che depone le uova in quel periodo e a settembre fa cadere le olive, bucate. Ma i danni maggiori sono dovuti alla mosca, soprattutto nelle aziende in regime bio che possono usare solo prodotti per contatto: rame, piretro, caulino, spintor fly, prodotti costosi e con efficacia limitata rispetto all'insetticida sistemico. Il quadro già critico si completa con le piogge ripetute durante il delicato periodo della fioritura e il ritorno di freddo nell'entroterra a fine maggio-primi di giugno. Meno polline, meno frutti. A pagarne le spese è stata soprattutto la varietà leccino, all'epoca in piena fioritura, la dritta si è salvata solo per una questione di giorni.

La pressione minore dell'insetto, prosegue il tecnico, si registra nell'entrotrerra e in area pedemontana, esempio sotto la Maiella e alle falde del Morrone, dove prospera la rustica e produttiva toccolana. Ma in Valle Peligna, territorio di appartenenza delle cultivar rustica e gentile dell'Aquila, «se non raccolgono entro una settimana anche le ultime generazioni di mosca dell'olivo avranno il sopravvento e sarà un nuovo disastro. Il problema è che i frantoi non sono ancora aperti, da quelle parti si usa raccogliere e macinare le olive a fine ottobre primi di novembre...».

Nonostante tutto chi - e non sono molti - è intervenuto nei momenti giusti con i dovuti trattamenti, ha avuto e avrà buoni risultati, prodotto sano per quanto scarso per la mancata allegagione (formazione del frutto).

Ma che costo hanno i trattamenti fitosanitari? E come si riverbera tutto questo nel prezzo finale ?

Premesso che «la lotta antiparassitaria a calendario va eliminata in favore della difesa integrata e con trattamenti fatti solo su necessità», sottolinea Colantoni, va detto che chi è in biologico sostiene costi molto elevati. Un litro di piretro costa da 45 a 60 euro e ne vanno impiegati 2 litri e mezzo per ettaro, un trattamento costerà 120 euro per ogni ha. Un trattamento con caulino 90 eu/ha, spintor fly 25 eu. La lotta integrata costa meno, da 15 a 25 euro per un insetticida sistemico che dura una ventina di giorni, laddove in regime bio ne dura solo dieci. I costi aumentano con l'aumentare della pressione dell'insetto. E per i prezzi dell'olio occorrerà attendere la fine della campagna olearia, fine ottobre, "pregando” nelle giornate di sole. Di sicuro avranno un'impennata, del 25%: da 9-10 euro al litro l'anno a 12-13 euro. «Il consumatore», conclude l’esperto, «deve capire che a fronte di un paio di euro in più a litro, l'incremento di prezzo è giustificato da annata difficile, costi elevati di produzione e scarsità di prodotto».

Jolanda Ferrara

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