Radio radicale, l’appello di Legnini e gli altri

24 Maggio 2019

I consiglieri regionali di centrosinistra presentano una risoluzione contro la chiusura dell’emittente

L’AQUILA. «La chiusura di Radio radicale significa infliggere un durissimo colpo alla libertà d’informazione e priva i cittadini della voce più autorevole e senza intermediazioni delle principali istituzioni repubblicane».
I consiglieri dei gruppi di centrosinistra del Consiglio regionale d’Abruzzo hanno presentato una risoluzione per chiedere con urgenza che il presidente della Giunta e gli organi regionali si facciano parte attiva nei confronti del Governo e del Ministero dello Sviluppo Economico affinché vengano intraprese tutte le iniziative per garantire il rinnovo della convenzione e il ripristino del finanziamento necessario ad evitare la chiusura di Radio radicale, diretta dall’abruzzese Alessio Falconio.
«43 anni di attività», scrivono i consiglieri, «hanno reso l’archivio di Radio radicale un patrimonio unico e incommensurabile per il nostro Paese, accessibile liberamente a tutti, con registrazioni di sedute parlamentari, udienze processuali, congressi di partiti e sindacati, convegni, interviste e altro ancora. Per quanto riguarda l’Abruzzo, gli archivi della radio contengono più di mille registrazioni audio e video di eventi tra il 1981 e il 2019, compresi lavori del Consiglio regionale, di consigli provinciali e comunali. Mercoledì sono scaduti i sei mesi di proroga della convenzione, e nonostante le molte iniziative, compreso lo sciopero della fame e della sete di Rita Bernardini, Roberto Giachetti e altri, gli emendamenti per il rifinanziamento non hanno ancora trovato accoglimento», dice Giovanni Legnini.
«La risoluzione, che chiediamo venga approvata con l’appoggio di tutte le forze presenti in Consiglio, si aggiunge agli appelli di tantissime personalità in Italia e in Europa, a mozioni di altri Consigli regionali e comunali, a iniziative di altre istituzioni, insieme a moltissime voci della società civile. Governo e Parlamento trovino subito una soluzione affinché tale organo di informazione, con il suo inestimabile patrimonio storico, politico e culturale, non vada perso». (c.s.)