«Regione, ai dipendenti niente aumenti»

20 Luglio 2014

L’AQUILA. La Corte Costituzionale con la sentenza 211/2014 ha bocciato l'articolo 43 della legge della Regione Abruzzo 6/2005 che riconosce a tutti i dipendenti regionali, a parità di anzianità, lo...

L’AQUILA. La Corte Costituzionale con la sentenza 211/2014 ha bocciato l'articolo 43 della legge della Regione Abruzzo 6/2005 che riconosce a tutti i dipendenti regionali, a parità di anzianità, lo stesso trattamento economico di anzianità attribuito ai dipendenti appartenenti alla medesima qualifica provenienti da un'altra amministrazione. Si tratta del cosiddetta “Ria” che la Regione ha tentato nel 2011 di togliere, sollevando una marea di ricorsi da parte dei dipendenti che se accolti comporterebbero una spesa per l’ente di una ventina di milioni. Era stato il Tribunale ordinario di Teramo, a sollevare la questione di legittimità. Il presupposto della legge regionale era quello di evitare che si determinasse una sperequazione tra il personale trasferito da altre amministrazioni e quello che già si trovava alle dipendenze della Regione, il quale eventualmente godeva di un trattamento di anzianità inferiore. Una successiva legge, la 16 del 2008 aveva ulteriormente ampliato l'ambito dei destinatari di tale previsione, poi la 24 del 2011 aveva tentato di abolirla. Per la Corte Costituzionale la legge è costituzionalmente illegittima perché la Regione non può intervenire su una materia oggetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Inoltre la legge abruzzese «finisce in pratica col crearne altre tra le diverse qualifiche e le diverse categorie, alterandosi oltretutto il principio secondo cui la progressione nel trattamento economico deve corrispondere a criteri prefissati nella legge o nei contratti collettivi, e collegarsi, in ogni caso, a miglioramenti nella qualità e quantità delle prestazioni effettuate».