Riaprono le fabbriche ma l’autunno è incerto

2 Settembre 2014

Preoccupazioni per le aziende dell’indotto, a corto di credito e di commesse La Sevel teme per la gelata dell’economia tedesca, e la San Marco va all’asta

ATESSA. E' un rientro carico di interrogativi e timori quello delle migliaia di operai nelle fabbriche della provincia di Chieti. La pausa estiva non ha attenuato i morsi della crisi e sono diverse le situazioni da monitorare per il prossimo autunno. Restano i dubbi anche attorno ai colossi dell'automotive come Sevel, Honda e Denso, che, ognuno per la propria specificità, sono destinati a trainare il destino di decine di piccole e medie imprese della sub fornitura, subendo i contraccolpi di ogni minima oscillazione di mercato. Ed è proprio il tessuto dell'indotto quello ad essere maggiormente sotto pressione. Da un lato lo scadere degli ammortizzatori sociali e le nuove regole sulla mobilità dettate dalle recenti riforme governative, e dall'altro la stretta delle banche che, a detta dei sindacati, stanno riducendo ancora di più i margini per i prestiti. «Ci sono numerose aziende della sub fornitura», specifica Nicola Manzi, segretario generale Uilm-Uil Chieti Pescara «che sono in difficoltà per il pagamento degli stipendi con ritardi di un paio di mensilità. Questo un po’ per la carenza di commesse e il mancato fatturato dato il fermo del mese di agosto, ma anche per il fatto che le banche, che fino a qualche anno fa davano disponibilità creditizia, in questo momento stanno restringendo di molto i margini dei prestiti con interessi altissimi per l'anticipo delle fatture e assolutamente non sostenibili dagli imprenditori».

A preoccupare la Uilm è anche la situazione della San Marco, fabbrica leader nel settore della costruzione di guardrail e di mezzi militari (circa 160 i dipendenti rimasti) dichiarata fallita dal tribunale di Lanciano lo scorso 2012. Nelle prossime settimane ci dovrebbe essere un'asta definitiva per la cessione dei due stabilimenti di Lanciano e Atessa, ma per Manzi «questa vicenda nasconde ancora troppe ombre». Discorso a parte vale per la Sevel che ha di recente stabilizzato 50 lavoratori interinali e che ha confermato la produzione di 220mila Ducato per quest'anno. «Bisogna stare con gli occhi aperti» avverte tuttavia Manzi «per via della crisi che sta investendo la Germania, principale cliente europeo del Ducato Fiat. Ma la sensazione dal punto di vista della produzione resta positiva». Non è così per la Fiom, preoccupata non per i volumi produttivi, ma per i rapporti tesi con gli altri sindacati e per i carichi eccessivi di lavoro. «Assieme alla Cgil» annuncia il segretario provinciale Fiom, Davide Labbrozzi «abbiamo lanciato proprio ieri in Sevel un progetto su cui abbiamo investito 60mila euro che ha come finalità l'individuazione di patologie nascoste e di infortuni considerati in maniera superficiale». Per Roberto Salvatore, segretario provinciale Fismic, «c'è invece attesa e fiducia per un autunno positivo dal punto di vista della produzione: auspichiamo ulteriore occupazione per il territorio». Continua invece a destare molta preoccupazione anche la Honda, nonostante l'annuncio dell'azienda che non ci saranno giornate di fermo per cassa integrazione fino a dicembre e che saranno ufficializzate nuove commesse fuori dall'ambito automotive. Il futuro del colosso delle due ruote tiene tutti col fiato sospeso sia per via delle vicende giudiziarie che hanno investito l'ex vice presidente Silvio Di Lorenzo, che per il futuro dello stabilimento di Atessa e dell'indotto. Per Domenico Bologna, segretario generale Fim-Cisl, «è matematico che non si riuscirà a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2016: bisogna tornare al tavolo per ridiscutere i margini del piano di rilancio».

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