Ricercatori di Chieti vincono bando da 420mila euro

30 Settembre 2015

Il progetto della Di Carlo secondo su duemila proposte «Studiamo una molecola presente nel tumore prostatico»

CHIETI. Una équipe dell’Università di Chieti guidata dalla professoressa Emma Di Carlo, docente di Anatomia Patologica, ha vinto un bando di ricerca del ministero della Salute per 420 mila euro con un progetto di ricerca sul tumore della prostata ( “Analisi del ruolo biologico e del significato diagnostico e predittivo dell'interleuchina-30 nel carcinoma prostatico”). I ricercatori abruzzesi hanno superato la selezione di una commissione internazionale di esperti collocandosi in seconda posizione su una graduatoria di 69 ammessi al finanziamento e su oltre 2000 proposte presentate.

Il progetto è stato ideato e verrà coordinato dalla professoressa Di Carlo, con la collaborazione dell'unità epidemiologica del professor Lamberto Manzoli, docente di statistica medica della stessa Università e dell'unità di oncologia sperimentale del professor Pier Luigi Lollini, docente di oncologia molecolare presso l'Università di Bologna. Lo studio verrà condotto per un periodo di tre anni nei laboratori del Cesi e in parte, nell'Ospedale Clinicizzato “SS Annunziata” di Chieti.

Professoressa Di Carlo, quali sono gli elementi di novità del progetto?

«Dopo il carcinoma polmonare, il carcinoma della prostata ha la più alta incidenza nel maschio sopra i 50 anni. Con il mio gruppo stiamo studiando una molecola scoperta qualche anno fa che un ruolo nel sistema immunitario di cui si sa poco. Ebbene, a noi è capitato di scoprire che questa molecola è presente nel tessuto prostatico dove normalmente non si trova. In particolare l’interleuchina-30 è presente nel cancro prostatico in fase avanzata, quando le metastati sono già arrivate ai linfonodi».

E dunque?

«La nostra proposta sta nel valutare qual è il ruolo biologico di questa molecola, che probabilmente stimola la migrazione delle cellule tumorali o ha una funzione nell’attivare le cellule staminali tumorali della prostata. Oggi infatti sappiamo che sono queste rarissime cellule quelle che saranno la causa delle metastasi».

Questo studio potrà avere ricadute cliniche?

«Alcuni pazienti presentano un basso grado di cancro. A questi viene consigliata una sorveglianza attiva prima di arrivare all’intervento. La scoperta di questa molecola nel tessuto tumorale potrebbe invece suggerire l’intervento. In sostanza l’obiettivo è quello di vedere come agisce questa molecola, da sola o insieme ad altri parametri, per decidere come smistare e trattare i pazienti».

Vincere un bando così selettivo significa che si può fare buona ricerca anche in Abruzzo?

«Io dico che bisogna partecipare ai bandi competitivi per poter lavorare e fare ricerca. Certo, l’Abruzzo è un pochino indietro».

Il bando prevede anche una collaborazione tra universitari e ospedalieri.

«È un bando del ministero della Salute al quale si può partecipare se si è convenzionati con l’azienda Asl. Io dunque sono universitaria ma convenzionata con la Asl».

E com’è il rapporto con i colleghi ospedalieri?

«Fare attività di ricerca nell'ospedale di Chieti non è una cosa normale, a differenza di quanto avviene in altri ospedali del nord. Ma ai colleghi dico: fare ricerca deve essere anche un compito del medico».

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