Ricorsi, si tenta la mediazione

Ottocento dipendenti chiedono l'indennità di retribuzione individuale di anzianità. La presa di posizione dei legali: non è un privilegio, si calcola sulla qualifica ricoperta e sulle mansioni
L'AQUILA. La retribuzione individuale di anzianità (Ria) non è un privilegio, l'indennità è reclamata in base a criteri oggettivi, e non indiscriminatamente, ed è calcolata in base alla qualifica ricoperta e all'anzianità di servizio maturata da ciascun dipendente. La presa di posizione degli avvocati Valentina Bravi e Piergiorgio Mancinelli, che hanno presentato oltre 200 ricorsi a nome di altrettanti dipendenti regionali che invocano il riconoscimento della Ria, fa capire che non sarà facile per la Regione limitare i danni nel maxi contenzioso innescato da questa vicenda.
Sono infatti circa 800 dipendenti che si sono rivolti al giudice per vedere riconosciuto il diritto in virtù di una legge approvata dal Consiglio regionale nel 2005 e modificata nel 2008, all'epoca del governo di centrosinistra, con la quale si stabilisce che la quota di Ria da versare a tutti è equiparata a quella più alta.
Secondo una stima il mega contenzioso alla Regione costerebbe circa 18 milioni di euro. L' attuale amministrazione di centrodestra si oppone alla Ria, definendola un privilegio e per questo in una memoria ha eccepito dubbi di costituzionalità, anche se non è chiara la strategia perché, su indicazione dell'assessore al personale Federica Carpineta, è stata nominata una commissione per cercare una transazione con l'esercito di dipendenti, il cui lavoro non ha prodotto finora frutti.
A tale proposito, i due avvocati ricordano che per evitare il contenzioso i sindacati, in particolare la Cisl funzione pubblica, hanno cercato di sensibilizzare la Regione al fine di trovare un ipotesi di accordo, ma tali inviti non hanno avuto alcun esito, poiché l'ente la Regione ha sempre disertato tutti i tentativi di conciliazione esperiti dinanzi alle competenti Commissioni nel corso del 2010, pur nella consapevolezza che diversi giudici di merito abruzzesi, di primo e secondo grado, avevano già emesso sentenze favorevoli per quei dipendenti che avevano chiesto il riconoscimento di quel diritto. I legali rigettano i rilievi della Regione: «Il senso della norma e delle richieste avanzate», spiegano «è che tutti i dipendenti, a parità di qualifica ricoperta e a parità di anzianità di servizio, devono percepire la stessa indennità e quindi la stessa retribuzione. La Ria rappresenta un elemento comune a tutti i dipendenti entrati in ruolo prima del 1989.
Sono infatti circa 800 dipendenti che si sono rivolti al giudice per vedere riconosciuto il diritto in virtù di una legge approvata dal Consiglio regionale nel 2005 e modificata nel 2008, all'epoca del governo di centrosinistra, con la quale si stabilisce che la quota di Ria da versare a tutti è equiparata a quella più alta.
Secondo una stima il mega contenzioso alla Regione costerebbe circa 18 milioni di euro. L' attuale amministrazione di centrodestra si oppone alla Ria, definendola un privilegio e per questo in una memoria ha eccepito dubbi di costituzionalità, anche se non è chiara la strategia perché, su indicazione dell'assessore al personale Federica Carpineta, è stata nominata una commissione per cercare una transazione con l'esercito di dipendenti, il cui lavoro non ha prodotto finora frutti.
A tale proposito, i due avvocati ricordano che per evitare il contenzioso i sindacati, in particolare la Cisl funzione pubblica, hanno cercato di sensibilizzare la Regione al fine di trovare un ipotesi di accordo, ma tali inviti non hanno avuto alcun esito, poiché l'ente la Regione ha sempre disertato tutti i tentativi di conciliazione esperiti dinanzi alle competenti Commissioni nel corso del 2010, pur nella consapevolezza che diversi giudici di merito abruzzesi, di primo e secondo grado, avevano già emesso sentenze favorevoli per quei dipendenti che avevano chiesto il riconoscimento di quel diritto. I legali rigettano i rilievi della Regione: «Il senso della norma e delle richieste avanzate», spiegano «è che tutti i dipendenti, a parità di qualifica ricoperta e a parità di anzianità di servizio, devono percepire la stessa indennità e quindi la stessa retribuzione. La Ria rappresenta un elemento comune a tutti i dipendenti entrati in ruolo prima del 1989.
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