Riesplode la battaglia contro il metanodotto di Sulmona

11 Dicembre 2018

PESCARA . Riparte con una raffica di ricorsi al Tar, e un documento firmato da 25 fra enti territoriali e associazioni, la mobilitazione contro il metanodotto Sulmona-Foligno, un’opera di 169...

PESCARA . Riparte con una raffica di ricorsi al Tar, e un documento firmato da 25 fra enti territoriali e associazioni, la mobilitazione contro il metanodotto Sulmona-Foligno, un’opera di 169 chilometri di lunghezza, che prevede anche la realizzazione di una centrale di compressione della Snam a Case Pente, nel capoluogo peligno. Ieri,a ribadire le ragioni del no, il sottosegretario alla presidenza della Regione, Mario Mazzocca, il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, il presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco, il delegato Wwf Luciano Di Tizio, oltre a rappresentanti dei comitati cittadini. Nel documento inviato al Governo si chiede «una procedura di valutazione ambientale strategica che riguardi l’intera infrastruttura, e non i singoli tratti o parti di essa, evitando lo spezzettamento della procedura amministrativa, iter giudicato non ammissibile anche in alcune sentenze della Corte di Giustizia europea». I firmatari chiedono al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro dell’ambiente, Sergio Costa, e a quello dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, di riaprire la discussione sul progetto dell’impianto della Snam, lungo complessivamente 687 chilometri, che va ad insistere «nell’area a più alto rischio sismico dell’Appennino», ha sottolineato Clotilde Chiavaroli, secondo la quale «nell’istruttoria Via si nota una sottovalutazione importante del rischio sismico». Una posizione corale, ha rimarcato Mazzocca, «su un’opera che, come proposta, presenta fortissime criticità, non solo per il rischio sismico perché attraversa tutte le faglie più pericolose d’Italia, ma anche sotto il profilo dell’impatto su un’area a forte pregio ambientale, senza considerare i possibili danni alla salute dei residenti e all’economia del territorio. Non solo. Anche dal punto di vista dei benefici economici e strategici legati alla realizzazione dell’impianto, sussistono fortissime perplessità». Fin dall’inizio dell’iter progettuale, partito nel 2005, la Regione, gli altri enti locali, le associazioni ambientaliste e del territorio, si sono battuti per ottenere dalla Snam una modifica al tracciato, fornendo anche ipotesi alternative. Tentativi finiti anche in ricorsi alla magistratura e documenti politici, che finora non sono riusciti a bloccare il progetto, che all’inizio di quest’anno ha ottenuto il via libera dal Governo Gentiloni. Al presidente Conte, oggi si chiede anche di «voler riconsiderare la pesatura dei criteri tipicamente utilizzati per dichiarare la pubblica utilità di opere come questa, soprattutto in ordine alla definizione del rapporto costi-benefici, al fine di evitare probabili fenomeni di sbilanciamento, con la socializzazione dei costi e la privatizzazione dei profitti».
Rete Adriatica è divisa in 5 tratti funzionalmente autonomi: Massafra-Biccari (in esercizio dal 2012), Biccari-Campochiaro (in esercizio dal 2016); Sulmona-Foligno e centrale di compressione di Sulmona (autorizzazione in corso per il metanodotto; già ottenuta per la centrale); Foligno-Sestino (iter autorizzativo in corso); Sestino-Minerbio (lavori avviati nel 2017). (a.bag.)