Rifiuti, l’ultimo paracadute di Mazzocca

L’ex sottosegretario tira fuori (a sorpresa) una delibera di giunta che azzera la decisione della Corte costituzionale
PESCARA . Era già tutto previsto. Risponde così l’ex sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, con delega all’ambiente, Mario Mazzocca, alla bocciatura del Piano di gestione integrata dei rifiuti da parte della Corte Costituzionale. La legge, approvata in Consiglio regionale, secondo la Consulta (Giorgio Lattanzi, presidente, Augusto Antonio Barbera, redattore, Roberto Milana, cancelliere) era incostituzionale perché materie in cui vi sia competenza esclusiva dello Stato (come l’ambiente) e che devono essere sottoposte a Valutazione ambientale strategica, vanno trattate con atto amministrativo in Giunta e non in Consiglio regionale.
Ma Mazzocca aveva il cosiddetto “Piano B”, e ieri lo ha tirato fuori dal cilindro: la Regione, sostiene, prevedendo che la legge potesse essere osservata per profili di incostituzionalità, ha riapprovato lo strumento sotto forma di “Provvedimento amministrativo” il 2 luglio del 2018. Tant’è, assicura Mazzocca, che il piano è «pienamente operativo». Uno strumento, osserva, «che pone basi concrete per procedere convintamente verso un’economia circolare e diffondere le buone pratiche ambientali dei cittadini e delle imprese». L’operatività del piano riapprovato in seconda battuta, osserva ancora l’ex assessore, ha consentito alla Regione di ottenere anche l’archiviazione della procedura di infrazione aperta dall’Unione europea. La procedura era stata avviata anche nei confronti di altre regioni a causa dei ritardi nell’approvazione dei piani per la gestione dei rifiuti, che doveva avvenire entro il 2013, come previsto dal Codice dell’ambiente. «In realtà», continua Mazzocca, «erano sei le procedure di infrazione europee ereditate, per sanzioni di decine di milioni di euro». Tre si riferivano al settore dei rifiuti e altrettante a quello dei depuratori. «Tutte risolte», spiega ancora Mazzocca, «nel corso del nostro mandato». Nel caso del Piano rifiuti, Mazzocca evidenzia che grazie al completo aggiornamento dei dati la Regione è riuscita a scongiurare la realizzazione di un impianto di incenerimento dei rifiuti urbani della capacità di 120mila tonnellate l’anno. Impianto che era invece previsto nel Decreto inceneritori. «Il nostro Piano rifiuti, infatti, dimostra come il complessivo fabbisogno teorico di incenerimento al 2016 era pari a 58mila tonnellate annue, oltre il 50% in meno rispetto alle stime del decreto che prevedevano 121mila tonnellate. Con tali quantitativi, oggi ulteriormente diminuiti, non si giustifica nella maniera più assoluta la costruzione di un impianto di incenerimento sul territorio regionale, a meno che qualcuno non pensasse di incenerire in Abruzzo i rifiuti di altre realtà (Roma Capitale ?) A tal proposito», conclude Mazzocca, «nell’estate scorsa accogliemmo positivamente le dichiarazioni del Ministro all’ambiente Costa di non volere realizzare inceneritori e di voler modificare il Decreto. Pertanto ci si aspetta una valutazione positiva del nostro Piano regionale dei rifiuti da parte del Ministero, valutazione che sarà ulteriormente rafforzata dalla costante crescita della raccolta differenziata dei Comuni che hanno raggiunto nel 2018 l’obiettivo del 62% (il 16% in più rispetto al 2014), dato che potrà essere migliorato ancora con la realizzazione della “Rete regionale del riciclo”, costituita da oltre un centinaio di impianti pubblici sull’intero territorio regionale e finanziati dalla Regione durante il nostro mandato, con un investimento di oltre 30 milioni di euro».

