Rigopiano, nei guai i turisti dell’orrore

Colangeli, l’indagato nominato custode dell’area della tragedia, consegna targhe e immagini al pm e ai carabinieri
FARINDOLA. Li chiama «turisti dell’orrore». E li denuncia, alla procura di Pescara, per «violazione del perimetro del sequestro giudiziario», e soprattutto per la «violazione etica, prima ancora che giuridica, del decoro e del rispetto dovuti ad un luogo in cui sono morte 29 persone in circostanze terribili».
Da indagato per omicidio colposo plurimo a custode integerrimo dell’area della strage dell’hotel Rigopiano di Farindola, Enrico Colangeli, ha denunciato ieri al sostituto procuratore della Repubblica, Andrea Papalia, i turisti della tragedia, della catastrofe e del macabro. Si tratta di otto persone: famiglie con bambini che pur di farsi un selfie tra le macerie, da mostrare agli amici o peggio da postare su Facebook, hanno violato i sigilli di un’area sottoposta a sequestro giudiziario dalla procura di Pescara, e affidata in custodia, affinché su di essa vigili, a uno degli indagati, il tecnico comunale Colangeli. Questi, sabato scorso, alle 15,15, come racconta nella denuncia, si è ritrovato faccia a faccia con i turisti dell’orrore. Ed ha rischiato di essere picchiato da un padre con figli piccoli al quale aveva chiesto di allontanarsi. «Ma lei chi è e come si permette?», lo ha apostrofato quell’uomo. Così come ha visto gente infilarsi tra le macerie del resort tant’è che uno di quei violatori di sigilli si è anche ferito seriamente ad un occhio. Gente arrivata dal versante teramano, rimasto incredibilmente libero, accessibile a tutti e senza cartelli, e non da quello di Pescara dove una sbarra vieta di salire lungo la strada provinciale. Ma non ha indugiato, Colangeli, a prendere lettere e numeri di targhe delle auto per consegnarli ai carabinieri che hanno identificato quelle persone. In denuncia è finito anche lo sfogo indignato di Massimiliano Giancaterino, ex sindaco di Farindola e fratello di una delle vittime, che su Facebook ha ripostato le immagini dei selfie tra le macerie. Che Colangeli, sempre nella denuncia, definisce di «individui in pose ridicole». Assistito dagli avvocati Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, che hanno controfirmato la denuncia, il custode Colangeli rivolge al pm anche due richieste. La prima è di autorizzare la bonifica del sito del disastro «altamente pericoloso per l’integrità della falda acquifera». La seconda di revocargli la custodia dell’area che per lui «è ineseguibile», affidandola a un’agenzia di sicurezza privata o alle forze di polizie. Solo loro riuscirebbero a impedire «la prosecuzione dei reati quotidianamente commessi dai turisti dell’orrore». Decine di irresponsabili che da solo, Colangeli, non può bloccare.

