Rivive la «paleovite» antenata selvatica della vigna moderna

Il progetto di recupero è opera della Cantina Frentana Il 10 settembre la presentazione nella rinnovata torre vinaria
PESCARA. La salvaguardia dell'identità locale è al primo posto nelle attività scientifiche rivolte al territorio, per Cantina Frentana. Appena restituita a nuova vita l'antica torre vinaria, la cantina cooperativa di Rocca San Giovanni è di nuovo proiettata in un progetto di recupero, questa volta di biodiversità. “Paleovite d'Abruzzo”, progetto di salvaguardia del patrimonio genetico delle ultime viti selvatiche d'Abruzzo rintracciate nella riserva naturale della Lecceta di Torino di Sangro. La scoperta - del naturalista Aurelio Manzi - e il relativo progetto saranno illustrati il 10 settembre nella sala esperienziale della Torre Vinaria. Si apprenderà della antenata della vite coltivata, ormai rara in Italia. Rara ma preziosa perché capace di raccontarci qualcosa di più sulla storia della vite, e di indicare nuove ipotesi in campo scientifico produttivo. «Un atto dovuto per salvaguardare il patrimonio ambientale del territorio secondo i principi dell’agricoltura biologica», dichiara il direttore tecnico della cantina, l'enologo Gianni Pasquale.
LA TORRE. Con i suoi oblò incastonati come gemme in un diadema, Torre Vinaria troneggia come un faro luminoso sui rigogliosi vigneti frentani, invitando lo sguardo a spaziare dall'azzurro della Costa dei Trabocchi su per i Monti Frentani fino alle cime del Gran Sasso. Tanta imponenza e splendore esprimono «un'ambizione da riscoprire e difendere, oltre a raccontare il mondo enologico abruzzese» per dirla con Alessandro Bocchetti (Gambero Rosso). Molto di più della funzionalità architettonica splendidamente recuperata e riportata a nuova vita con l'operazione di restyling firmata dall'ingegnere marchigiano Francesco Guzzini sull'originario manufatto turrito di Cantina Frentana. Trenta metri di altezza per 20 di diametro, 4 piani per la vinificazione a caduta (come si è usato fino agli anni '70) e vasche di stoccaggio termicamente isolate dall'esterno, una capacità di circa 35mila quintali di vino. Cuore del progetto, all’ultimo piano della torre, la sala esperienziale della cantina, con al centro un tavolo tondo di cristallo sospeso sugli ambienti interni per poterne osservare la vita e il lavoro. Qui la degustazione si fa esperienza sensoriale e avvolgente. Ogni sfumatura del vino nel calice è amplificata dai sofisticati led incastonati sul tavolo, il ricambio d'aria è continuo dal camino della torre, 80 i posti a sedere e una cucina attrezzata a disposizione. Senza nulla lasciare al caso, il pavimento in legno di rovere richiama la costruzione delle botti. «Un tesoro al servizio della comunità locale, pensato come luogo da cui far partire una promozione integrata del territorio. Torre Vinaria vuole essere un centro di attività culturale non solo per il mondo del vino. Un polo di aggregazione per riscoprire l'orgoglio dell'appartenenza e la memoria. Una pietra miliare da cui ripartire» si è ribadito in occasione del recente taglio del nastro, in preziosa sinergia con Slow Food Abruzzo, operatori del settore, selezionati prodotti agroalimentari e chef del territorio. Costruita nel 1958 dall’allora presidente nonchè fondatore di Cantina Frentana Francesco D’Agostino per il travaso del vino a caduta (con brevetto), la Torre Vinaria di Rocca San Giovanni, unica in Abruzzo insieme alla gemella di Miglianico e tra le poche in Italia, racconta con parole moderne e accattivanti il vissuto dello storico stabilimento vinicolo frentano prossimo ai 60 anni di attività. Racconta del lavoro dei circa 350 esperti soci vitivinicoltori della cantina cooperativa, oggi presieduta da Carlo Romanelli che del fondatore ha raccolto il testimone ormai da 20 anni. Racconta del luogo e della sua identità. Del connubio fra una terra generosa, il lavoro dell'uomo e quella sapienza diffusa e condivisa da cui nasce oggi la Banca dei vigneti, una risorsa straordinaria nella continua ricerca di trarre il massimo risultato rispettando la natura, la vocazione del territorio attraverso il suo prodotto più nobile, il vino. Nella sua magnificenza Torre Vinaria esprime tutto questo insieme all'orgoglio dell'appartenenza a quell'italica stirpe dei frentani stanziati tra le valli del Sangro e del Biferno, attuali Abruzzo sud-orientale e nel Molise, culla di una cultura unica e peculiare come quella del Sannio.
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