Rocco Pasetti: ora occorrono decisioni forti per il settore
PESCARA. Rocco Pasetti produce vini con la sua azienda Contesa di Collecorvino ed è membro del Consorzio di tutela dei vini d’Abruzzo. Pasetti, che giudizio dà del sistema basato sulle...
PESCARA. Rocco Pasetti produce vini con la sua azienda Contesa di Collecorvino ed è membro del Consorzio di tutela dei vini d’Abruzzo.
Pasetti, che giudizio dà del sistema basato sulle autorizzazioni per i nuovi vigneti?
«C’è sicuramente un aspetto positivo che consente all’Abruzzo di mantenere vivo il proprio patrimonio vitivinicolo, perché i conduttori invecchiano e non hanno ricambio in famiglia, e siccome per le nuove leggi comunitarie non si può più trasferire il diritto d’impianto, capita spesso che la vigna vada perduta. Dunque è positivo che vengano assegnate nuove superfici».
E un aspetto negativo?
«C’è il rischio che questo sistema consenta una più alta concentrazione delle produzioni in mano alle grandi aziende, anche extraregionali, che puntano al mero investimento per la produzione di uve necessarie a integrare le carenze del proprio territorio d’origine. Questo può comportare una perdita di identità del territorio regionale».
I produttori abruzzesi che cosa dovrebbero fare?
«Il mondo della produzione abruzzese è troppo lento rispetto alle esigenze e ai cambiamenti dei mercati, soprattutto internazionali. Mi chiedo perché ci ostiniamo ancora a produrre denominazioni senza controllare se quello che produciamo sia effettivamente richiesto dal mercato. Non è pensabile che tutto l’Abruzzo debba produrre vini doc, perché non valutare se utilizzare la produzione di vini anche “innominati”, che pure rappresentano un aspetto importante dell’economia agricola? Insomma questa regione avrebbe bisogno di decisioni forti, anche se all’inizio queste potrebbero sembrare contrarie agli interessi dell’economia agricola gestita, per esempio, dal mondo della cooperazione».
Mi fa un esempio di decisione forte?
«Per esempio, la Regione ha tutti i dati necessari per stabilire, oggi come non mai, quali sono i territori dove i vigneti possono essere piantati e dove non conviene piantarli. La mappa è chiarissima, ma applicarla vorrebbe dire avere zone per le quali si dovrebbe dire “non ti autorizzo a piantare lì la vigna”. Ma perché non stimolare questa aspetto? Per quale motivo il Piemonte può avere le sue Langhe e noi abbiamo paura a dire quali sono le nostre Langhe? Oppure quali sono i territori meno vocati?»
E chi deve dirlo?
«Le autorizzazioni le danno le istituzioni, loro stesse sarebbero in grado di mettere dei paletti con criteri strettamente scientifici». (a.d.f.)
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