Roma: ok al pozzo Elsa 2 Ripartono le proteste

Voto a maggioranza in Commissione nazionale Via. L’impianto sorgerà a 7 km dai Ripari di Giobbe. Wwf e Legambiente rispondono a Rockhopper Italia
PESCARA. Un secondo sì arrIva dal comitato Via nazionale dopo quello su Ombrina mare, la piattaforma-raffineria di Rockhopper al largo della costa dei trabocchi. Il comitato nella sua ultima riunione, venerdì scorso, ha dato il via libera a Elsa 2, un progetto di ricerca con pozzo esplorativo della società Petroceltic, a 7 chilometri dalla Riserva naturale regionale dei Ripari di Giobbe, vicino Ortona. Il via libera è arrivato a maggioranza con un solo voto contrario. Commenta il Wwf Abruzzo: «Un progetto che, viste le grandi similitudini geologiche con l’area di Miglianico, nonostante le smentite della proponente nelle contro osservazioni, avrà le stesse esigenze di Ombrina Mare: una raffineria, come era per la concessione Miglianico ed il famoso Centro Oli tra le colline del Montepulciano. Da anni», aggiunge il Wwf «denunciamo il destino bizzarro di un territorio che da una parte vede l'istituzione di un Parco Nazionale e dall’altra viene aperto alla industria fossile. Si continuerà a combattere, ma certo – come abbiamo più volte sottolineato – quella contro il petrolio non è una guerra che si può pensare di vincere solo in Abruzzo».
«Gli ufo si moltiplicano» è il commento dell'esponente della segreteria nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, riferendosi alla definizione del governatore D’Alfonso contro le trivelle a mare.
Intanto le associazioni Legambiente e Wwf Abruzzo replicano a Sergio Morandi, responsabile della Rockopper Italia, azienda che ha ereditato il progetto Ombrina Mare. «Siamo d’accordo con lui quando dice, nell’intervista a Il Centro del 27 marzo, che l’eventuale sì a Ombrina è “una questione di credibilità dell’Italia intera”. È infatti più che mai necessario che l’Italia ribadisca la propria credibilità respingendo al mittente un progetto osteggiato non solo dagli ambientalisti, come Morandi vorrebbe far credere, ma da una amplissima maggioranza degli abruzzesi, a cominciare dagli operatori economici che lavorano nel territorio, ben consapevoli, al di là del rischio inquinamento, dei danni che una piattaforma e una nave raffineria ferme per decenni davanti alla costa rappresenterebbero per l’Abruzzo intero», concludono le associazioni ambientaliste.
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