«Sanità, equilibrio precario l’azione sia più incisiva»

28 Gennaio 2017

I giudici contabili bacchettano la Regione: «Ulteriori appesantimenti irrigidirebbero ancora di più un bilancio fortemente ingessato»

PESCARA. Diminuiscono i medici base e i pediatri, aumenta la spesa procapite che dai 96,16 euro del 2014 passa ai 99,90 del 2015. E ancora, cresce il cosiddetto “indice di fuga”, mentre diminuisce l’indice di attrazione della sanità abruzzese. È un quadro fatto di luci e ombre, quello descritto dalla sezione di controllo della Corte dei conti, che ha appena pubblicato il primo volume dell’indagine sulla sanità pubblica nella Regione Abruzzo.

I dati contenuti nella relazione sono quelli forniti dalla Regione lo scorso 15 dicembre, durante l’adunanza pubblica alla quale ha partecipato il governatore Luciano D’Alfonso, e si riferiscono all’anno 2015. Innanzitutto, rileva la Corte, l’Abruzzo si colloca fra le dieci regioni più “anziane”, con un’incidenza di ultrasessantacinquenni del 22,9%, superiore alla media nazionale che si colloca al 22. «La rete ospedaliera, con i suoi 4677 posti», scrivono i giudici della sezione di controllo, «ne assegna il 78,9% al pubblico (3688) e il 21,1% al privato (989). Sono in maggioranza pubbliche le strutture che erogano assistenza ospedaliera e altra assistenza territoriale. Sono in maggioranza private accreditate quelle che erogano assistenza riabilitativa». Altra voce di rilievo è la farmaceutica, che nel 2015 ha visto l’Abruzzo tra le 17 regioni che hanno sforato il tetto complessivo del 14,85% e hanno contribuito al mancato raggiungimento del risultato a livello nazionale. Per la spesa farmaceutica ospedaliera il tetto fissato a livello nazionale è pari al 3,5%, ma in Abruzzo è stato del 4,9% nel 2014 e del 5,61% nel 2015. Per la farmaceutica territoriale nel 2015 la spesa è stata del 12,66%, con uno sforamento pari a quasi 32 milioni di euro. «Sotto il profilo della riduzione strutturale della spesa», scrivono i giudici, «nel periodo 2014-2015 sono veramente pochi i provvedimenti particolarmente efficaci, mirati a una vera politica di riduzione». Tutto sommato, però, le misure legislative a vantaggio delle regioni in difficoltà, i piani di rientro, i maggiori contributi assicurati dallo stato hanno portato, già dal 2012, a primi, significativi risultati. «Il percorso assai lungo che ha avuto inizio con l’adozione dei piani di rientro», si legge nell’indagine, «non è stato sufficiente a contrastare il persistere di un disavanzo legato più a carenze strutturali che non a problemi contabili». I giudici del controllo, tuttavia, spezzano anche qualche lancia in favore della Regione, in considerazione del fatto che il percorso intrapreso è ancora in itinere. «Le recenti normative», scrivono ancora, «hanno condizionato la Regione a rimodulare le proprie scelte, ponendola di fronte a nuovi percorsi per contrastare il disavanzo strutturale che non sembra superato in maniera definitiva».

Nonostante tutti gli sforzi, sottolineano i giudici, due aziende sanitarie su quattro continuano a maturare perdite importanti. «Tutto ciò», osservano i controllori della sanità regionale, «indubbiamente, conferma che persiste una situazione di non equilibrio strutturale, o, perlomeno, di equilibrio strutturale ancora precario. Data l’importanza del settore, che copre più dell’80% del bilancio, si avverte che nuovi, ulteriori appesantimenti, irrigidirebbero ancora di più un bilancio fortemente ingessato da un disavanzo pregresso che, a oggi, la Regione non riesce a quantificare».

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