Sant’Eufemia racconta gli anni gloriosi delle miniere

14 Agosto 2018

SANT’EUFEMIA A MAIELLA. Le miniere abbandonate della Maiella, questo è il titolo del convegno che si svolgerà il 16 agosto, alle 21.15, nel museo etnografico di Roccacaramanico. L’organizzazione è...

SANT’EUFEMIA A MAIELLA. Le miniere abbandonate della Maiella, questo è il titolo del convegno che si svolgerà il 16 agosto, alle 21.15, nel museo etnografico di Roccacaramanico. L’organizzazione è del Grai (gruppo ricerca archeologica industriale Majella). L’argomento è di particolare interesse perché considerano lo sfruttamento minerario bituminoso sulla Maiella che risale al neolitico. Il versante del massiccio compreso tra Scafa, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Manoppello, Lettomanoppello, Abbateggio e Roccamorice, ma anche Tocco da Casauria, Caramanico, Turrivalignani, Bolognano e Serramonacesca, è di particolare interesse storico-archeologico-industriale. In queste zone l’estrazione di bitume fu inizialmente appannaggio di piccoli imprenditori locali, veri e propri pionieri, per poi passare tra la fine dell'800 e l'inizio del 900, a una vera industria che fece del bacino minerario uno dei giacimenti di rocce asfaltiche e rocce bituminose tra i più importanti d'Italia. Furono il teatino Silvestro Petrini, nel 1844, e poi il toccolano Donato Paparella a iniziare lo sfruttamento industriale. In seguito ci fu l’interessamento diverse aziende minerarie anche straniere tra le quali spiccano la tedesca Reh e C., e l'inglese Nac, assorbite nel corso degli anni dall'italiana Sama, ancora oggi in concessione alla società cooperativa Cogels.
Durante il convegno si parlerà anche di cosa resta oggi di questa attività estrattiva: centinaia di gallerie sotterranee strutturate anche su molteplici livelli sovrapposti: chilometri di binari, carrelli, bunker sotterranei, montacarichi, tramogge, stazioni di carico, stabilimenti e centrali idroelettriche. (m.d.n.)