Sappiamo tutto sulla teoria gender?

Dopo le polemiche sulla risoluzione alla giunta regionale, due docenti dell’Aquila chiariscono che cos’è e dicono la loro
professore Massimo Fusillo insegna all’Aquila, è responsabile culturale della rettrice Inverardi ed è membro del consiglio esecutivo dell’Associazione internazionale per la letteratura comparata.
Professore, da studioso di rilievo internazionale, ci spiega che cosa s’intende quando si parla di “gender”?
«È un indirizzo di studi consolidato nelle università di quasi tutto il mondo. Non è un’ideologia che vuole imporsi, ma un metodo di ricerca che coinvolge vari ambiti: ad esempio l’estetica, la critica cinematografica, la sociologia, la psicologia, e sostiene che l'identità sessuale si costruisce culturalmente e bisogna analizzare le strategia con cui questa costruzione avviene. Un indirizzo di studio istituzionalizzato nei Paesi anglosassoni e in Germania con delle cattedre universitarie. Sono membro del comitato direttivo dell’Associazione internazionale di letteratura comparata, con professori di tutto il mondo di cui una parte fa ricerca proprio sul gender. Quando ho raccontato che in Italia sono stati realizzati striscioni con la scritta ‘il gender è lo sterco del demonio’ non ci volevano credere».
Per quale motivo in Italia si sta diffondendo questa sorta di caccia alle streghe?
«Tutta “colpa” di una direttiva – intelligente e giusta - del Miur che promuove la lotta contro gli stereotipi di genere sessuale nei luoghi della formazione. Quegli stereotipi, cioè, che irrigidiscono una certa idea di maschile e di femminile, che costituisce il primo passo verso il razzismo. Combattere questi stereotipi con azioni fin da piccoli significa combattere il razzismo. Ma in Italia ogni volta che si fa qualcosa che riguarda i bambini e l'infanzia, si scatena un'isteria collettiva, come nel caso del Family day, dove sono stati esposti cartelli con scritto: “Giù le mani dai nostri bambini”. Come se si volesse andare a insegnare che si può cambiare identità sessuale dall'oggi al domani. Mai nessuno studioso di gender ha mai detto una cosa simile. Non si può negare la complessità del reale. E’ troppo facile la formula secondo la quale la famiglia è costituita da un uomo e da una donna, e quando parliamo di gender non ci riferiamo solo alla comunità Lgbd (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Gli orientamenti sessuali sono molti di più del binomio maschio/femmina».
Come rispondono gli studenti al tema del gender, così facilmente male intepretabile?
«La loro risposta è positiva, non ho mai visto una reazione di chiusura. Questo dimostra che l’Italia è molto più avanti e migliore dei politici che la governano. I giovani spesso hanno già accettato e vissuto queste tematiche, fra di loro, senza scandali o difficoltà di accettazione, con molta maturità».
La strada per la conquista dei diritti civili e le pari opportunità è sempre tortuosa?
«L’importante è arrivarci, anche se poi a pagare lo scotto dei ritardi sono le persone nella loro vita reale. Ora, forse arriveremo con un ritardo pazzesco alle unioni civili. Basti pensare che ci sono voluti secoli affinché anche per le donne fosse considerato normale studiare… solo per fare un esempio; questo dimostra che la costruzione culturale su che cos'è “femminile” o “maschile” si è evoluta nel tempo. La realtà non è mai o solo bianca o solo nera».

