Sblocca Abruzzo, D’Alfonso ci prova

11 Settembre 2014

Si comincia dalla Fassa Bortolo di Popoli la cui richiesta di ampliamento di una cava è ferma da due anni: subito la verifica

PESCARA. Aziende in fila alla Regione per cercare di capire perché pratiche e autorizzazioni, per loro vitali, sono bloccate da anni. Succede anche questo in Abruzzo dopo il cambio di amministrazione. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello della Fassa Bortolo – azienda trevigiana che produce intonaci, malte e fornisce soluzioni per il risanamento del cemento armato e termoisolamento – che ha uno stabilimento a Popoli e dà lavoro a circa 60 dipendenti e a un centinaio dell’indotto.

Sono due anni che il presidente Paolo Fassa e il direttore dello stabilimento Gabriele Simonelli hanno chiesto l’autorizzazione per l’ampliamento della cava di Pizzo Carluccio dalla quale vengono estratte le materie prime per la confezione dei prodotti per l'edilizia. Ma proprio quando sembrava che l’iter, fatto di una serie interminabile di passaggi burocratici, sembrava stesse lì per concludersi ecco che è arrivata una nuova richiesta da parte sempre della Regione di un elenco di documenti che riportavano la procedura al principio.

Che cosa è successo? Perché in Abruzzo occorrono due anni per rilasciare un’autorizzazione? E perché, soprattutto, al termine dell’iter viene richiesta una documentazione che sembrava fosse ormai scavalcata?

Il presidente Paolo Fassa ha scritto al governatore Luciano D’Alfonso chiedendo lumi, in virtù anche della direttiva che lo stesso presidente della Regione ha inviato nove giorni fa “ordinando” a tutti i dirigenti di chiudere le pratiche in sospese entro 21 giorni, cioé entro il 26 settembre.

Una sorta di “sblocca-Abruzzo” che secondo gli intenti dovrebbe dare una scossa all’economia regionale ed efficientare gli uffici regionali.

Ai dirigenti il governatore chiede in particolare di chiudere le pratiche istruite e di risolverle in un verso o in un altro, senza quindi entrare nel merito.

Per il caso della Fassa Bartolo, dopo l’ennesima richiesta di spiegazioni fatta dall’azienda, è stata ordinata una verifica di tutta la documentazione già presentata e dei passaggi burocratici già superati.

L'industria aveva in questo senso ottenuto segnali confortanti dalla votazione di due anni fa con la quale il consiglio regionale aveva modificato la legge finanziaria nella parte in cui disciplinava il settore delle attività estrattive. L’ulteriore passo decisivo c’è poi stato a febbraio quando in sede di conferenza dei servizi la proposta aveva superato anche la Valutazione ambientale strategica (Vas) alla quale è seguita l’approvazione da parte del consiglio comunale di Popoli della variante parziale al Piano regolatore generale, contenente la variante al Piano paesistico provinciale nel territorio popolese. Quando l'ultima parola in materia estrattiva sembrava spettasse alla Provincia per l'approvazione della variante al Prg , la Fassa Bartolo ha spiegato a D’Alfonso come la Direzione sviluppo economico e del turismo della Regione si fosse fatta di nuovo sotto richiedendo la documentazione che sarebbe stata già fornita ed esaminata nel corso della Conferenza tecnica dei servizi.

In ballo c’è l'estrazione di un milione di metri cubi di materiale calcareo, un quantitativo di pari entità all’autorizzazione originaria ottenuta dall’azienda circa dieci anni fa. Ma senza questa autorizzazione Fassa Bartolo dice di dover chiudere.

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