Scuola, il sit-in dei precari «Vogliamo le assunzioni»

13 Marzo 2019

Manifestazione dei sindacati regionali davanti alla Prefettura dell’Aquila «Con l’autonomia i livelli essenziali di istruzione non saranno garantiti a tutti»

L’AQUILA. Assunzioni per docenti e personale Ata, per coprire tutti i posti liberi che ci saranno a partire dal 1° settembre 2019. Una fase transitoria in cui stabilizzare i docenti già abilitati o con alle spalle tre anni di servizio. E poi ancora una soluzione alla vertenza dei diplomati magistrali e una stabilizzazione nell’organico di diritto di tutti i posti autorizzati tra organico di fatto e deroghe sul sostegno.
IL SIT-IN. Sono le richieste che hanno animato la manifestazione a cui hanno dato vita, ieri all’Aquila, davanti la sede della Prefettura, le segreterie regionali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola Rua, nell’ambito della mobilitazione nazionale unitaria in favore della stabilizzazione dei precari della scuola e contro la regionalizzazione del sistema di istruzione. Al sit-in dei sindacati hanno aderito anche singoli docenti e membri del personale Ata, che hanno sintetizzato i motivi dello stato di agitazione in un documento indirizzato al governo e consegnato al prefetto dell’Aquila Giuseppe Linardi.
CLASSI A RISCHIO. «Le misure contenute nella Legge di Bilancio» afferma Elisabetta Merico, sindacalista Cisl Scuola Pescara «intervengono sul reclutamento del personale docente, introducendo alcuni elementi di novità che tuttavia non sono in grado di garantire un regolare avvio dell’anno scolastico. Per effetto delle ulteriori cessazioni dal servizio (in Abruzzo alle 433 domande di pensione che erano state già presentate si sono aggiunte oltre 500 richieste di pensionamento con “Quota 100”, ndc) e dei problemi irrisolti in materia di reclutamento, l’anno prossimo la situazione tenderà ad aggravarsi. Per questo chiediamo un piano di stabilizzazione straordinario degli organici e in particolar modo dell’organico di sostegno e di quello Ata. Il governo ha stanziato 2mila posti in più nella scuola primaria per l’attivazione del tempo pieno; noi chiediamo che una parte sia riservata alla Regione Abruzzo, per dotare di tempo pieno le scuole che ne facciano richiesta».
UNA NUOVA MINACCIA. Terreno di scontro tra Governo e sindacati è anche il tema della regionalizzazione dell’istruzione. Cgil, Cisl e Uil denunciano «le gravi conseguenze legate al conferimento di maggiori poteri alle Regioni in materia di istruzione che il Governo è in procinto di riconoscere con la cosiddetta autonomia differenziata». Una proposta che, secondo Merico, comporterebbe «il venir meno del carattere unitario e nazionale del sistema d’istruzione. I livelli essenziali delle prestazioni di istruzione e formazione non sarebbero garantiti per tutti. Regioni come la nostra non hanno risorse sufficienti per competere con quelle più ricche».
LE AREE INTERNE. L’Abruzzo, sottolinea Miriam Del Biondo della Cgil «deve fare i conti anche con un altro fenomeno: lo spopolamento delle aree interne. Le nostre scuole di montagna, da anni ormai, si reggono in deroga a parametri nazionali che dovrebbero essere immediatamente rivisti, perché non adeguati alle esigenze dei territori. Anche all’Aquila rischiamo di non riuscire a formare classi in alcuni indirizzi professionali. È un fenomeno che si inserisce nel più generale processo di deprivazione che sta colpendo i paesi di montagna, dove stanno chiudendo anche ambulatori medici e negozi. In questi luoghi non esiste più un tessuto sociale che permette alle persone di vivere dignitosamente».