Se nutrirsi diventa malattia 10mila bambini a rischio

Dati allarmanti sui disordini dell’alimentazione: bulimia e anoressia Ma preoccupano anche i casi di giovanissimi in sovrappeso o obesi
L’AQUILA. In una regione che conta 50mila giovani in sovrappeso con circa 20mila di questi oltre la soglia dell’obesità, promuovere un’indagine trasversale sui disturbi del comportamento alimentare tra bambini e ragazzi rappresenta senza dubbio uno sforzo utile.
Specie se si prova a mettere in relazione questi deficit a particolari condizioni socio-economiche.
È questo spirito che ha spinto l’Unicef Abruzzo a elaborare l’indagine “Malnutrizione, denutrizione, strabismo d’amore”, con il contributo scientifico del ministero della Salute e dell’università dell’Aquila.
Il lavoro è stato presentato al palazzetto dei Nobili nel corso di un incontro promosso dal presidente regionale Anna Maria Cappa Monti che ha visto impegnati i tre responsabili della ricerca, Marco Valenti (referente del disegno epidemiologico) Francesco Masedu (esperto di statistica) e Mario Di Pietro (direttore del centro nutrizione auxologia clinica dell’ospedale di Atri).
Proprio quest’ultimo ha tirato in ballo dei numeri piuttosto preoccupanti in merito ai disturbi alimentari tra i più piccoli. «Allo stato attuale», ha detto il dotto Di Pietro, «dei disturbi sono stati diagnosticati in 6.954 bambine e 1.830 bambini. Un fenomeno che potenzialmente può costituire una sorta di emergenza».
Tra i disturbi rappresentati dalla ricerca, “l’anoressia nervosa”.
Un problema che si osserva a partire dagli 8 anni di età e si caratterizza per il tentativo di perdere peso o di evitarne l’aumento tramite la restrizione dell’assunzione di cibo, o addirittura il vomito auto-indotto.
«Il primo campanello di allarme», ha sottolineato Di Pietro, «rappresenta la riluttanza da parte dei bambini molto piccoli di assumere cibo, mangiando poco o mangiando solo determinati alimenti, anche se per molti si tratta fortunatamente di una condizione transitoria che si risolve da sé con il tempo». Analogamente all’anoressia, si può parlare di “bulimia nervosa” che compare durante la prima adolescenza e si caratterizza per la presenza di abbuffate che vengono sperimentate come incontrollabili.
Sotto la lente dei riflettori anche l’alimentazione selettiva, espressione con cui si descrivono i bambini che limitano la loro alimentazione a una gamma ristretta di cibi preferiti; mangiano cinque o sei cibi differenti, spesso carboidrati come pane, patate fritte o biscotti. Quando il genitore tenta di ampliare la gamma di cibi il bambino reagisce con ansia e disgusto.
Molti bambini possono rifiutare il cibo in base a caratteristiche sensoriali come il gusto, l’odore o il colore e la richiesta d’aiuto è dovuta all’impatto che il disturbo ha sul funzionamento sociale del ragazzino, come feste di compleanno, gite o cene di classe. Questi bambini presentano, comunque, un peso ed un’altezza adeguati all’età. Nella maggior parte dei casi il bisogno di adeguarsi al gruppo in adolescenza porta a una risoluzione spontanea del problema.
Si parla invece di “alimentazione restrittiva” quando invece si evitano grandi quantità di cibo, per poi arrivare al rifiuto, in specifiche situazioni o in presenza di determinate persone. «Spesso anche l’eccessiva ansia dei genitori che a tratti sembrano preoccuparsi solo di quanto il bambino ha mangiato o meno non aiuta», ha rimarcato Di Pietro.
Rientrano nelle analisi anche i tutti i disturbi associati a fobie e depressioni. Il dibattito, moderato dal direttore del Centro, Mauro Tedeschini, ha visto la partecipazione del presidente Unicef Italia Giacomo Guerrera. Tra il pubblico gli alunni della 2a C della scuola media Dante Alighieri.
In sala anche Umberto Giammaria, sindaco di Tornimparte che ha presentato un’iniziativa di rilancio sociale legata all’area del cratere indicata come più a rischio per quanto riguarda i disturbi alimentari.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

