«Se tornano ci facciamo giustizia da soli»

Dopo un’ondata di furti un gruppo di cittadini cattura tre tipi sospetti e li consegna ai carabinieri (che li rilasciano)
MORINO. «Non si facessero più vedere da queste parti perché la prossima volta non li consegneremo ai carabinieri. La giustizia, visto che le leggi “giuste” in Italia non esistono, ce la faremo da soli». Sono sul piede di guerra i cittadini di Morino, in provincia dell’Aquila, contro chi, a loro dire, è l’autore dei tentati furti che l’altra notte hanno sconvolto la tranquillità del loro piccolo paese.
Sabato pomeriggio in tanti si sono ritrovati nei bar dove non si parla d’altro se non di quello che è accaduto la notte tra giovedì e venerdì e quello che ne è seguito il pomeriggio. «Non è la prima volta che veniamo assediati dai ladri», racconta Carla D’Amico, «è già successo la notte del primo aprile. Allora pensammo che si trattasse di uno scherzo. Di notte in molti furono svegliati da rumori sospetti. Dei balordi stavano tentando di aprile le porte, senza riuscirci», va avanti, «al mattino sapemmo poi che alcuni furti erano stati messi a segno».
«Notammo che da giorni ai giardinetti, girava un’auto sospetta», aggiunge Emanuele Petricca, «era grigia metallizzata. Dopo quegli episodi abbiamo creato un gruppo su whatsapp e abbiamo cercato di tenerci il più possibile in contatto, per contrastare il fenomeno e magari riuscire a trovare questi malviventi mentre agivano. Purtroppo invano, fino all’altra notte quando sono arrivati i primi messaggi di chi era stato svegliato nel cuore della notte dai ladri che tentavano di entrare nelle case».
Il gruppo su whatsapp si chiama “Quartiere” e da qui è partita la carica che ha fatto ritrovare nel centro del paese una quarantina di persone che per tutta la notte hanno battuto le vie di Morino a caccia di quelle tre persone che erano state viste aggirarsi nel buio e soprattutto, che avevano abbandonato una Golf scura, su via IV Novembre. «Una strada dove non vai per caso all’una di notte per lasciarci un’auto», commenta un anziano seduto davanti al bar. Tra chi è stato svegliato c’era Renato, il fratello del sindaco Roberto D’Amico e così in pochi minuti è arrivato anche il primo cittadino. «Per tutta la notte hanno “vegliato” sulla macchina», racconta Mario Bonadies, commerciante che tutti conoscono solo come “Pupo”, «in attesa che qualcuno la venisse a riprendere e siamo tutti certi che si tratta di quelle persone che poi sono state controllate dai carabinieri di pomeriggio. Sono arrivati a mezzogiorno, hanno visto che in tanti li stavano aspettando e se ne sono andati per tornare alle quattro. Li abbiamo consegnati ai carabinieri che li hanno portati in caserma». “La consegna” al comandante della stazione è stata ripresa anche con un cellulare. Quando il sindaco ha incalzato il proprietario dell’auto dicendo cosa stesse facendo in piena notte a Morino visto che era di fuori, il giovane, arrivato dal Frusinate non ha risposto. «Sono persone che qui non hanno parenti o amici. Il proprietario dell’auto ha anche precedenti», vanno avanti Paolo De Blasis e Alessandro Meconi, «abbiamo i bambini e non permetteremo a nessuno di turbare la serenità di Morino. I carabinieri li hanno scortati fuori dal paese, li dovevano lasciare a noi. Cosa si aspetta a intervenire? Che accada qualcosa di grave? In Italia così funziona, se non ci sono tragedie nessuno si muove. Sicuramente la prossima volta nessuno si sognerà di chiamare le forze dell'ordine perché tanto le leggi in Italia permettono ai delinquenti di avere ragione sugli onesti». «Hanno rubato anche in casa mia», conclude Armando D’Amico, ex finanziere, «hanno addirittura mangiato una fettina panata che avevo lasciato per il gatto».
Magda Tirabassi
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