Sensazioni incredibili tra acqua e cielo
di Antonella Formisani «Un guscio di noce in un mare in tempesta», più o meno così vedevo la barca a vela fino a qualche tempo fa, ricordando i versi di Alceo. Pensare di dover fare una traversata...
di Antonella Formisani
«Un guscio di noce in un mare in tempesta», più o meno così vedevo la barca a vela fino a qualche tempo fa, ricordando i versi di Alceo. Pensare di dover fare una traversata in preda al mal di mare, magari rischiando di scuffiare, mi induceva a tenermi ben salda al lettino sulla terraferma. E poi, diciamocela tutta, gli spazi ristretti possono creare problemi di relazione con i compagni di viaggio. Una diffidenza svanita con un alito di vento appena salita a bordo di Garum, del mio amico Stefano Sperandii. La sensazione provata accovacciata a prua, immersa nell'azzurro infinito di mare e cielo che si fondono in un tutt'uno di pace, nel silenzio rotto solo dalla chiglia che fende le onde o dallo sbattere di una vela, è unica e difficilmente traducibile con le parole.
Così le notti passate in rada, cullata dal dondolio di acque appena increspate, quasi immobili, con mille stelle a portata di mano.
Ma la barca a vela è capace anche di dare emozioni forti, regalate da un maestrale che ci ha fatto filare a 8 nodi, di bolina. Eravamo in Grecia, fra Cefalonia e Lefkada, e la fiancata della barca era tanto inclinata da sentire le onde vicine al viso. E' in quel momento che ti senti viva, viva e libera.

