Sentenza ospedale, già pronto il ricorso al Consiglio di Stato

PESCARA. «Il pronunciamento del Tar che ha approvato la chiusura dell’ospedale di Penne è una vittoria di Pirro per l’assessore regionale Paolucci e il Governatore D’Alfonso, che passeranno alla...
PESCARA. «Il pronunciamento del Tar che ha approvato la chiusura dell’ospedale di Penne è una vittoria di Pirro per l’assessore regionale Paolucci e il Governatore D’Alfonso, che passeranno alla storia come coloro che hanno tentato di cancellare il diritto alla salute degli abruzzesi. Chiaramente impugneremo la sentenza con il ricorso al Consiglio di Stato dove daremo ulteriormente sostanza alle ragioni dei nostri territori. Ma soprattutto il 4 marzo il centrodestra tornerà a governare e i nostri parlamentari cancelleranno subito il decreto Lorenzin, saremo noi a riaprire l’Ospedale San Massimo di Penne». Lo afferma il capogruppo di Forza Italia alla Regione, Lorenzo Sospiri, commentando i contenuti della sentenza con cui il Tribunale Amministrativo regionale di Pescara ha respinto il ricorso dei Comuni dell’area vestina contro la chiusura del San Massimo di Penne. «Francamente auspicavamo un esito diverso dinanzi al Tar», dice Sospiri, «ma evidentemente dobbiamo approfondire ulteriormente la vicenda per far comprendere ai giudici la gravità della situazione in cui versano i pazienti dell’area vestina. La chiusura dell’ospedale di Penne è drammatica, è una mannaia che ha lasciato scoperti servizi essenziali. Se un cittadino residente nell’area vestina si sente male e arriva al pronto soccorso del San Massimo accusando i sintomi di un infarto o un’ischemia, dovrà essere caricato su un’ambulanza e, affidandosi al Padreterno, dovrà pregare di riuscire ad arrivare vivo in un altro ospedale, a Pescara o Chieti.
Il decreto Lorenzin non può essere applicato al San Massimo di Penne», conclude il forzista, «perché non vengono rispettati i parametri di sicurezza richiesti dallo stesso decreto ministeriale. L’assessore Paolucci ha solo vinto una battaglia, ma perderà la guerra al Consiglio di Stato». (c.s.)

