«Senza uomini e risorse che sfida cercare la verità»

Oggi per il presidente della camera penale di Teramo il nodo del processo è l’udienza preliminare: è solo una verifica formale e la difesa ha poco spazio
TERAMO. Spesso il processo si rivela un meccanismo cartaceo lontanissimo dalle persone che lo incarnano, le quali il più delle volte non comprendono ciò che accade ma soprattutto non riescono ad avere un'attendibile previsione dell'esito del procedimento giudiziario: troppe categorie giuridiche, troppe norme ballerine, troppi verdetti spesso contrastanti, troppe attese e tempi lunghi.
Le sentenze dividono più che nel passato in un'epoca in cui il cambiamento è imposto da mutamenti mondiali. E nei tribunali ogni giorno vite e destini scorrono e s'incrociano in un susseguirsi di eventi che si trascinano per anni. Distruggendo, nei fatti, lo stato di diritto e quella fede nel diritto tanto cara a Piero Calamandrei. Un messaggio chiaro quello di uno dei più insigni avvocati e giuristi del Novecento: il diritto inteso non solo come guida, ma anche come scudo. E per essere tale deve essere un diritto certo, un diritto giusto, un diritto concreto. Una giustizia intesa sempre come un servizio ai cittadini e al loro territorio.
E in uno dei suoi libri più noti "Elogio dei giudici. Scritto da un avvocato" Calamandrei sceglie fin dal titolo l’auspicio alla cooperazione tra tutti i soggetti della giurisdizione.
Gennaro Lettieri, 65 anni, è uno dei più noti penalisti abruzzesi il cui nome ricorre, sia come difensore sia come rappresentante di parte civile, nei più importanti processi regionali e non. E' presidente della camera penale di Teramo che porta il nome del padre Giuseppe.
E nello studio legale aperto nel 1946 dal genitore sono passate e si sono formate generazioni di avvocati e magistrati cresciuti sotto lo sguardo attento e critico del fondatore arrivato da Napoli e diventato negli anni uno dei principi del foro teramano e non solo. «Uno studio nato da giovanili entusiasmi e da inappagate ansie di conoscenza. Cresciuto nella sofferta esperienza e nell’acquisita consapevolezza che il magistero difensivo chiede sacrificio, umiltà, comprensione e passione di verità e di giustizia» scriveva Giuseppe Lettieri riflettendo sul suo magistero dopo 50 anni di attività.
Oggi spesso si assiste a impianti accusatori che non superano il primo grado di giudizio, i tempi di un procedimento sono sempre più lunghi e dilatati nel tempo con verdetti spesso diversi e contrastanti l’uno con l’altro. Per orientarsi in questo labirinto al cittadino servirebbe l'aiuto di Minosse. Che cosa succede?
«Credo che il problema essenziale dell'attuale struttura del processo penale sia l'udienza preliminare. In gran parte dei tribunali l'udienza preliminare è diventata solo una verifica formale dei requisiti della domanda di giudizio formulata dal pm. Spesso non vengono tenute in alcuna considerazione le integrazioni probatorie proposte dalla difesa e così diminuisce drasticamente anche il ricorso al rito abbreviato. Il che, di conseguenza, porta ad accrescere notevolmente il numero dei processi al dibattimento».
Quanto e in che modo hanno influito i vari pronunciamenti della Cassazione sulla struttura stessa dell’ udienza preliminare?
«Il nostro non è un sistema a struttura rigida. Sottolineo due cose fondamentali. La prima: quando l'udienza preliminare entrò in vigore si prevedeva la possibilità per il giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere solo quando era evidente l'innocenza dell’imputato (l’articolo 425 del codice di procedura penale). In una riforma successiva il legislatore intervenne eliminando l'evidenza. Infine: nel 1999 è stata introdotta la possibilità di prosciogliere per insufficienza e contraddittorietà della prova (la legge numero 479 del 16 dicembre del 1999). L’esito delle riforme non è stato però entusiasmante. Ribadisco che quello dell'udienza preliminare sia il punto nodale di una giustizia che oggi è sempre più senza risorse umane ed economiche».
Che peso hanno le indagini difensive in un procedimento giudiziario e come vengono percepite?
«Le indagini difensive – che sono tra i pochi strumenti a tutela dell’indagato nel corso delle indagini preliminari – hanno un loro contenuto e spessore, questo nonostante la grande diffidenza nei confronti delle indagini svolte dall’avvocato anziché dalla polizia giudiziaria».
Oggi esiste un problema di etica nei procedimenti giudiziari?
«Pur riconoscendo la necessità, per instaurare un discorso etico, di trascendere la condizione esistenziale dell’individuo, non è mai possibile trascurare i valori soggettivi della persona in nome di un’astratta oggettività normativa. La riflessione etica non è in grado di porsi come sistema unitario e coerente di pensiero».
Come incide oggi il tema della prescrizione nei procedimenti giudiziari, soprattutto alla luce dei frequenti richiami che su questo argomento arrivano all’Italia dalla Corte Europea?
«La prescrizione è un principio di civiltà che si basa sull’assunto che perseguire e punire colui che ha commesso un reato dopo che è trascorso un certo lasso di tempo (prestabilito dalla legge) dal momento in cui il fatto è stato commesso non sarebbe giusto. Naturalmente la prescrizione cancella solo reati minori, e cioè quei reati che trovano la loro motivazione nella violazione di un diritto che non sta nei cuori, ma nelle convenzioni della società come dice Beccaria in “Dei delitti e delle pene”. La prescrizione dell’azione penale viene a rappresentare un limite temporale entro il quale il processo deve iniziare o deve concludersi. Va precisato che gli avvocati e gli imputati, allegando impedimenti di varia natura e determinando il rinvio del processo, non incidono sui termini della prescrizione».
Esiste un problema di terzietà del giudice?
«Qualora si ponesse in dubbio la terzietà del giudice e gli attuali criteri di giudizio, l’intera struttura crollerebbe»
Oggi nei procedimenti giudiziari le sembrano più garantiti i diritti degli imputati o quelli delle parti lese?
«I diritti degli imputati sono garantiti nella misura in cui abbiano la possibilità di rivolgersi ad un difensore di fiducia e possano partecipare al processo. Gli imputati contumaci (oggi assenti), assistiti da difensori d’ufficio, sono sottoposti ad un processo formale dall’esito scontato. Quanto alle persone offese sono garantite in misura inferiore per scelte ideologiche all’atto della definizione del codice di procedura, funzionali all’intento di redigere processi più rapidi, essendo la presenza della persona offesa eventuale».
Chi è oggi l’avvocato?
«Una figura che indossa la toga convinta di dover impegnare tutte le proprie energie nella irriducibile difesa dell’imputato, con la piena consapevolezza della drammatica solitudine che lo circonda. Una persona che ispira il suo ufficio alla incrollabile volontà di vincere una lotta difficile, spesso impari, per la verità e la giustizia, accettando vittorie e sconfitte e sempre ricercando quel continuo arricchimento ideale che deriva dalla intensa e profonda esperienza umana di questo lavoro».
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