SERVONO REGOLE PRECISE PER CHI VA IN MONTAGNA
Negli ultimi anni è aumentato il numero delle persone che frequentano la montagna, specialmente tra i giovani, con conseguente aumento del rischio incidenti. Molte tragedie si potrebbero evitare se...
Negli ultimi anni è aumentato il numero delle persone che frequentano la montagna, specialmente tra i giovani, con conseguente aumento del rischio incidenti. Molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti e gli alpinisti facessero più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza. A mio avviso si dovrebbe creare un deterrente per scoraggiare chi si avventura in quota senza la necessaria preparazione fisica tecnica e mentale. Da più fronti si invoca una legge in grado di arginare l'impennata degli incidenti in montagna. Credo che si potrebbe modificare la Legge 363/2003 sulle norme di sicurezza e prevenzione infortuni sulle piste da sci ed estenderla a tutti gli sport che si praticano in montagna. Così come nell'attuale legge si stabiliscono regole precise sulle piste da sci, è necessario fissare regole più stringenti anche nel caso di arrampicate ed escursioni (in inverno e in estate) attività di sci alpinismo, ciaspolate. Un valido deterrente potrebbe essere quello di far pagare al cittadino imprudente in emergenza le costose operazioni di soccorso alpino. Attualmente, in Abruzzo, le operazioni di salvataggio in montagna sono imputate per intero alla collettivà , perché gestite dal Servizio sanitario nazionale, la persona soccorsa quindi non paga nulla. È solo in questo modo che gli incidenti in montagna potranno diminuire e giovani vite umane si potrebbero risparmiare, il tutto accompagnato da un risparmio di soldi pubblici che potrebbero essere investiti per l'acquisto di apparecchiature elettromedicali da destinate agli ospedali italiani. Non nascondo una particolare sensibilità a questi temi: in parte legata alla mia esperienza come maestro di sci e accompagnatore di media montagna; in parte, o forse soprattutto, legata al fatto che a mio padre fu negata l'eliambulanza del 118 per il suo trasferimento da un ospedale ad un altro, e non gli furono somministrati dei farmaci perché l'ospedale, dove era ricoverato, ne era privo.
“La montagna non conosce laureati in alpinismo”. Questa affermazione del'alpinista Rehinold Messner è la voce della mia coscienza. La conferma che la montagna non conosce laureati in alpinismo è dimostrata dal fatto che ultimamente sono rimaste vittime di incidenti in montagna guide alpine con i propri clienti. Queste tragedie che hanno coinvolto i professionisti della montagna hanno maturato in me questa convinzione: non esiste un "esperto" di montagna. Se un frequentatore della montagna si ritiene esperto secondo me pecca di presunzione.
*Maestro di sci
e accompagnatore
di media montagna

