Siamo usciti dalla crisi adesso dobbiamo pensare alle strutture

Il presidente del Parco nazionale confortato dalle presenze turistiche: l’orsa Morena e le faggete sono i nostri simboli
PESCARA. Questo è l'anno della ripresa, assicurano all'ente Parco. E l'orsa Morena passerà alla storia come il simbolo di un 2015 che finalmente sorride ad albergatori, operatori turistici e, perché no, ad aziende e botteghe che firmano i prodotti tipici del primo parco nazionale abruzzese.
In senso statistico tutti vogliono lasciarsi alle spalle l'ultimo dato ufficiale disponibile, quei 480mila visitatori del 2011 che cadeva nel pieno del periodo nero del turismo in Abruzzo. Dagli alberghi riferiscono alla direzione del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) che la tendenza negativa sembra oramai invertita.
Il direttore, Dario Febbo parla di «rapporti confortanti, che probabilmente verranno confermati quando i dati saranno completi e pronti per essere elaborati. E il presidente del Parco nazionale, Antonio Carrara, si fa portavoce dell'ottimismo che da diverse settimane echeggia nel vasto territorio protetto triregionale.
Come si presenta il 2015 agli occhi di chi fa politiche di promozione del Parco?
«Abbiamo patito per anni del terribile effetto congiunto prodotto dalla crisi economica iniziata nel 2008 e dal terremoto dell'Aquila l'anno seguente. Oggi ci sono segnali positivi, e ne siamo sollevati. Il turismo e i relativi dati ci interessano, non possiamo nasconderlo, ma l'ente Parco deve esaminarli con un occhio, mentre l'altro occhio è costantemente impegnato nei compiti istituzionali al cui picco ci sono la conservazione e la tutela dell'habitat naturalistico, il cui pregio si va poi a ricollegare al ritorno in termini di visitatori.
E' un circolo che alla fine evidenzia la bontà del lavoro che stiamo svolgendo, visto che la fetta più rilevante in assoluto del movimento nell'arco dell'anno è rappresentata da turisti che amano la natura, appassionati soprattutto nordeuropei ma anche italiani. Può sembrare riduttivo, ma a un'analisi attenta non lo è affatto, dire che il successo del Parco è legato a doppio filo con il ripopolamento di specie che raccontano questo territorio, come l'orso marsicano e il camoscio d'Abruzzo, anche se per quest'ultimo l'operazione può aver perso la sua importanza vista la diffusione anche negli altri parchi della regione. Attorno ad orsi e camosci ha preso forma un habitat unico, fin nei dettagli, e i visitatori si aspettano questo».
La natura incontaminata e la preservazione del paesaggio possono quindi bastare?
«Non è proprio così, anche se non bisogna lasciarsi prendere la mano e passare da un parco naturale a un'offerta più somigliante a un parco giochi e divertimenti; con tutto il rispetto per questa modalità di trascorrere le vacanze, s'intende. No, abbiamo capito che da soli non possono essere sufficienti i capisaldi che portarono alla fondazione del nostro Parco praticamente in simultanea con il primo parco , quello del Gran Paradiso. Partiamo, però, sempre dal turismo-natura, la cui offerta oggi deve essere ampia e diversificata.
Per dirla in una battuta, dobbiamo lavorare sull'ammodernamento delle strutture, tanto del Parco quanto quelle comunali che servono agli scopi istituzionali».
Per esempio?
«I Centri visita e le aree faunistiche sono i primi a venire in mente. Mostrano i segni degli anni, necessitano di ristrutturazioni e anche di una messa al passo coi tempi, dal momento che risalgono per lo più alcuni decenni addietro, sono talvolta vecchi quanto il Parco stesso».
Che cosa ha impedito finora di mettere mano a opere così importanti per il Parco?
«Il problema è complesso, ma si può riassumere nella necessità che abbiamo la necessità di acquisire risorse economiche ulteriori, ben oltre la spesa obbligatoria, programmata e finanziata dal ministero dell'Ambiente. Penso a investimenti della Regione, attraverso una sinergia con i Comuni, con i quali collaboriamo in armonia come del resto avviene con gli operatori turistici».
Ci sono in serbo progetti speciali, di quelli che faranno parlare del Parco oltre i confini abruzzesi?
«Intanto c'è l'esperimento dell'orsa Morena, la prima volta che una popolazione adotta e alleva un orso marsicano. E' un'operazione mai prima tentata, e il nostro riconoscimento va a Villavallelonga e ai suoi abitanti che così dimostrano di essere in piena sintonia con lo spirito che anima un parco nazionale. A più lunga scadenza c'è il riconoscimento delle antiche faggete di Pescasseroli, Opi, Villavallelonga e Lecce dei Marsi come patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Il dossier di candidatura è stato depositato, nel 2017 potremmo farcela».
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