Silvia Elena, escort giovane e bella

Era in Abruzzo da due anni ma amava viaggiare
FRANCAVILLA. Una vita più impegnativa dei suoi venti anni. Silvia Elena Minastireanu riceveva i suoi clienti solitamente in casa, in quel primo piano del civico 23 di via Monte Sirente, e c'è chi dice che si facesse pubblicità su internet. Un copione, forse sempre lo stesso, ma che nella notte dell'anti vigilia ha avuto un finale tanto imprevisto quanto tragico. Per gli inquilini di quella via, che ci fosse un viavai di uomini e di macchine, non è parso una novità. Nella mattina seguente all'omicidio, oltre alle forze dell'ordine e a una schiera di cronisti, c'era un gruppetto di persone radunato ad un angolo della strada, la parallela del lungomare. Nessuno ha voluto esporsi in prima persona nel raccontare quel che vedeva della ragazza, ma nessuno è apparso stupito del fatto che in quell'appartamento abitasse una escort, e che l'ambiente fosse frequentato da persone di ogni tipo: «Da uomini giovani con macchinoni, a chi non si reggeva quasi in piedi». Silvia Elena, la si vedeva spesso. Una giovane studentessa che abita proprio alle spalle del civico 23, racconta che la ragazza aveva un comportamento apparentemente normale, ma non privo di qualche stranezza che potesse far pensare ad uno stile di vita torbido. Nel palazzo, Silvia Eena, non aveva molti amici né nemici. A parte i parenti, un cugino e una zia, la Minastireanu non si intratteneva a parlare quasi con nessuno. Silvia Elena era in Italia da due anni, e sembra che i suoi parenti che vivono a Francavilla sapessero della sua attività di escort. «Passeggiava intorno al palazzo, spesso con il suo cagnolino al guinziaglio», racconta la vicina di casa. Quell'inseparabile cucciolo di taglia piccola che aveva anche un passapaorto, per seguire la sua padrona in ogni spostamento. «Era molto bella, ma il suo modo di vestire non era appariscente: nel quartiere la si vedeva con jeans e scarpe da tennis, e quei capelli lunghissimi, biondi e lisci». Un'inquilina del civico 23 dice che nella notte dell'omicidio aveva sentito soltanto abbaiare il cagnolino, chiuso sul balcone. Non altri rumori, non grida, niente di niente. «Spesso veniva a trovarla un'amica, ed altrettanto frequentemente si vedeva un taxi, uno di quelli classici, con la scritta. Si faceva accompagnare in ogni posto dal taxi: a fare la spesa, a fare altre compere o dall'estetista». Un tenore di vita alto, che sembrerebbe confermato anche dagli elementi ritrovati nello zaino del ragazzo arrestato, accusato di omicidio volontario e di rapina aggravata: mille e quattrocento euro, due carte di credito serie Oro e dei dollari messicani, rimanenze di un recente viaggio della ragazza, che amava il mare e i luoghi esotici e appena poteva scieglieva di partire.
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