Futuro Nazionale in Abruzzo. È corsa aperta per i vertici «Riconosceremo i meriti»

Monito dello spin doctor Simoni. Il referente regionale sarà scelto in autunno.
È corsa a due tra Di Gianvittorio e Angelosante, ma i 37 delegati possono sperare
ROMA
«Siamo un partito in costituzione. Le scelte sui ruoli verranno fatte con la calma dovuta». E subito dopo: «Individueremo le persone che rappresentano al meglio il territorio. Qui si lavora: riconosceremo i meriti guadagnati sul campo». Il monito di Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale di Fn e spin doctor del generale, alimenta le speranze dei vannacciani d’Abruzzo di assurgere ai ruoli chiave in regione. La partita è aperta, è la sintesi del suo avvertimento, in autunno verranno fatte le nomine e in questo periodo tutto può succedere.
Nonostante l’ampliamento da 100 a 120 membri, l’unico abruzzese membro dell’assemblea nazionale dei futuristi è Toni Di Gianvittorio. Il sindaco di Notaresco è stato il fondatore del movimento e la mozione unitaria con cui i comitati regionali lo hanno indicato a quel ruolo (poi ratificato da Roberto Vannacci) è il riconoscimento per i 5mila iscritti ottenuti in appena tre mesi di lavoro. Ma, appunto, il partito è ancora in fase di costituzione e l’obiettivo dichiarato è arrivare alle elezioni del 2027 «con un organigramma definito».
Dunque, i ranghi degli abruzzesi futuristi sono ancora tutti da decidere. Di Gianvittorio al momento è il più quotato, seguito a ruota da Simone Angelosante, fondatore della Lega in Abruzzo ed ex consigliere regionale. Ha il peso politico per dire la sua.
Ma possono sperare anche gli altri 37 delegati dei comitati del plotone che è accorso a Roma per l’assemblea costituente. La loro provenienza disegna la mappa politica dei vannacciani in regione. Ci sono Emidio Di Giandomenico, da Teramo, Massimo Santone dell’omonima cantina di vini con sede a Silvi Marina, Adriano Mattucci, di Giulianova, che a Roma è stato il delegato di ben tre comitati; Nico Carusi e Maria Di Domenico; Nico Ercolano, di Teramo; Antonio Angelo Di Persio, da Pescara, e Fabrizio Caprese. La lista degli abruzzesi nella Capitale prosegue con Donato Vito Antresini, Carola Profeta, Fabrizio Pintauro e Antonella Trabucco di Pescara, Massimo Nunziato – volto noto della politica francavillese – Vincenzo Torosantucci, Fabio Giagnorio, Franco Di Renzo, delegato del comitato di Chieti, Gianluca Baldassarre e Gavino Truddaiu. E ancora, tra i 37 delegati abruzzesi ci sono il consigliere comunale ex FI del capoluogo di regione Daniele D’Angelo, Erica Ciammetti, Enrico Maglia e Antonio Caracciolo che hanno dato voce all’Aquilano, Fantauzzi Pietro, Franco Cautela, Alberto Di Giandomenico, Gianni Valentini, Carmine Scacchi, Raffaele Isopo, Gianmarco Izzo, Alessandro Ottaviani, Nicola D’Oria, Venanzio Mirolli, Marco Orlando, Giuseppe Petricca, di Avezzano e, ultima ma non ultima, Lorella Parisse, della provincia dell’Aquila.
Tanti nomi che hanno almeno un’estate per guadagnarsi «sul campo» le caselle più gettonate dell’esercito dei vannacciani in Abruzzo. Se c’è competizione tra loro, a Roma, tra le vie del centro accanto all’Auditorium, non si percepisce. Tra «camerati», omaggi ad Almirante e ai «patrioti di Belfast», il congresso per lor è andato oltre ogni più rosea aspettativa. Dall’assemblea costituente escono tutti entusiasti. «Raramente ho visto tanta libertà nell’esprimere la propria posizione politica», commenta un vannacciano abruzzese. «È stato bellissimo», commenta un altro. Ora si torna a casa. Si comincia a fare sul serio. Il generale e il suo stratega hanno tirato la linea: vincerà il merito. Un altro delegato sintetizza così: «Il generale direbbe che si avanza metro dopo metro. Come in trincea».
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