Slitta l’approvazione del Piano lupo

23 Febbraio 2017

Il ministro dell’Ambiente Galletti chiede un incontro alle Regioni: troppe bufale in giro, il nostro scopo è la tutela

PESCARA. Il Piano Lupo non sarà oggi alla Conferenza Stato-Regioni a Roma, come era previsto. Lo si è appreso da fonti del ministero dell'Ambiente, mentre non è ancora stata fissata la data dell'incontro (annunciato ieri) fra il ministro Gian Luca Galletti e i presidenti delle Regioni per discutere del Piano, in particolare della misura più controversa, l'abbattimento controllato dei lupi.

È presumibile che il rinvio del voto finale di oggi sia stato deciso in vista di questo confronto. La Conferenza Stato-Regioni inizialmente doveva approvare il Piano Lupo alla seduta del 2 febbraio. Il voto era stato rinviato a oggi a seguito delle proteste contro gli abbattimenti, per un riesame della questione chiesto da diverse Regioni.

Il ministro galletti ha sempre difeso il provvedimento. «Sta diventando la sagra della bufala. Leggo cose inenarrabili», tipo che «si sarebbe aperta la caccia ai lupi, qualcuno ha parlato addirittura di eutanasia dei cani nei canili», ha affermato ieri Galletti. «Il piano non ha che fare con nessuno di questi temi, non c'è nessuna riapertura della caccia. Anzi, questo è un Piano di tutela. Oggi siamo in condizioni drammatiche. Se non ci sono regole e non ci sono azioni da parte delle Regioni, la situazione diventa sì di una sostanziale apertura della caccia ai lupi», dando spazio ad «assassinii» di questi animali. «Si leggano le 22 azioni» contenute nel Piano, osserva Galletti. «Allora», aggiunge «torniamo alla scienza e smettiamo di ragionare con le bugie, oppure con la malafede».

«Va ricordato in primo luogo», ha spiegato il ministro «che il documento non è un atto normativo che si sostituisce alla legge, ma va perfettamente in linea con le attuali norme nazionali ed europee. Il testo giunto in conferenza Stato-Regioni non prevede innanzitutto il prelievo del 5% degli esemplari, e non esiste nemmeno “la possibilità di uccidere i lupi per motivi scientifici e di ammazzarli a fucilate nei parchi”. Nel Piano», ha proseguito Galletti «si fa riferimento a casi di particolare necessità legati ad esigenze di ricerca scientifica, sanità e sicurezza pubblica. Si tratterebbe di situazioni emergenziali, come ad esempio epidemie o casi di particolare aggressività nei confronti dell'uomo riscontrati in altri Paesi europei, rispetto ai quali non è prudente per l'incolumità pubblica negarsi questa estrema possibilità». «Per quanto concerne i parchi», ha aggiunto Galletti «nel Piano è previsto che una delle molte prescrizioni sulle quali l'Ispra valuterà caso per caso se concedere la deroga sia proprio “procedere con cautela in casi di branchi che gravitano nei parchi nazionali e regionali e altre aree protette importanti per la specie”. Non ci sono dunque motivi validi per sostenere che si apra una caccia selvaggia al lupo».

Intanto ieri il Wwf, per dimostrare che il lupo non è il flagello degli agricoltori e che attraverso adeguate misure di prevenzione è possibile convivere con la specie ha allestito la «Fattoria #SosLupo» nella sede nazionale dell’associazione a Roma. Con i cani pastore-maremmani, i recinti elettrificati e con le evidenze scientifiche più recenti l’associazione ambientalista non solo vuole dimostrare che una convivenza armonica tra lupo e allevatori è possibile ma che in molti casi è già realtà, come testimonia l’allevatore toscano Cristian Mussari (più di 100 capi tra pecore e capre in provincia di Prato) che, grazie ad una speciale razza di cani, il pastore della Sila, non ha avuto nessun attacco dai lupi.

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