Società quotate, aumentano le donne nei board ma in ruoli non esecutivi

E’ il risultato dell’indagine dell’associazione Openpolis che ha esaminato l’indice azionario “Stoxx Europe 600” e i dati della Consob. Dal 2011 al 2015 incarichi saliti dal 13,9% al 25%. Ma le presidenze rosa e le poltrone di amministratrici delegate si fermano al 6,7%
Un po’ più rosa, ma ancora troppo in chiaroscuro. Perché se gli incarichi affidati alle donne nelle società italiane ed europee quotate in borsa sono saliti dal 13,9% del 2011 al 25% del 2015, è anche vero che «ad aumentare sono per lo più i ruoli non esecutivi»: +85,63%. Mentre le mansioni esecutive affidate al gentil sesso nei consigli di amministrazione non vanno oltre un modesto 6,7%. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Associazione Openpolis, che ha passato in rassegna l’indice azionario “Stoxx Europe 600”. Tirando le somme, le donne presidente o amministratrici delegate sono ancora una rarità.
Certo, riguardo all’Italia, la legge 120 del 2011, che ha introdotto obblighi precisi per le società quotate, qualcosa ha smosso. Tanto che, dal 2008 al 2016, le poltrone occupate da donne negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate sono passate da 170 a 687. «Tuttavia a crescere sono per lo più i ruoli non esecutivi, cioè di controllo sul management dell’azienda – sottolinea Openpolis –. Nel 68,56% dei casi si tratta di amministratrici indipendenti: figure non legate ai dirigenti esecutivi o agli azionisti, chiamate a vigilare nel solo interesse della società». E più si sale verso il vertice, più le donne diminuiscono. «Appena il 3% delle figure femminili è presidente o presidente onorario, solo il 2,47% è amministratrice delegata – si legge nel report –. Cioè in termini assoluti le donne “ceo” sono solo 17 in tutto e sono alla guida di aziende a bassa capitalizzazione che in tutto raccolgono l’1,7% del valore di mercato di tutte le aziende esaminate dalla Consob».
Ma non è tutto. Perché se aumentano i ruoli femminili, non altrettanto può dirsi dei nomi. I cosiddetti “interlockers”, titolari cioè di più incarichi contemporaneamente, sono aumentati proprio tra le donne che cumulano in media 1,45 incarichi, contro 1,22 degli uomini. Come detto, negli ultimi anni, le amministratrici nelle società quotate sono aumentate in maniera consistente (da 170 nel 2008 a 687 nel 2016). Una crescita, però, che riguarda maggiormente proprio tra le donne che detengono più incarichi in diverse società. Insomma, nel conteggio totale degli incarichi affidati a donne, ricorrono spesso gli stessi nomi. Non è un caso che le amministratrici titolari di poltrone in diverse aziende erano 76 nel 2013, il 13,72% degli interlockers totali, mentre nel 2016 se ne contavano già 206. Vale a dire il 41,68% del totale.
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