«Solo un processo celere può garantire i cittadini»

«Una sentenza che arriva in ritardo è una sconfitta per l'istituzione giudiziaria La prescrizione? È una ferita gravissima nel nostro sistema e va riformata»
TERAMO. Nel limbo del diritto, "tra color che sono sospesi" in attesa di sentenze. L'Italia è continuamente sotto schiaffo dalla Corte europea per i processi lumaca e i dati del ministero di giustizia raccontano con i numeri le vite intrappolate di uomini e donne. Lo Stato italiano negli ultimi dieci anni ha accumulato un debito di 723 milioni per risarcire vittime e imputati di processi troppo lunghi. E poi c'è l'orologio della prescrizione, garanzia o privilegio di quanti sfruttano le pieghe del codice per sfuggire alle sentenze. Si può discutere sull'opportunità o no di far decorrere la prescrizione o riconoscere la sua efficacia sul reato, ma la legge è questa. E in attesa di modifiche, inseguite e sbandierate ma ancora ben lontane, questa resta. E, come diceva Pascal, «alla legge si ubbidisce perchè è legge». Anche se molti pronunciamenti disorientano i cittadini .
Armanda Servino è giudice della Corte d'appello dell'Aquila. E' entrata in magistratura nel 1986. Dopo il tirocinio a Catanzaro, sua città di provenienza, è stata per tre anni al tribunale di Reggio Emilia e successivamente a Teramo, prima in pretura, poi in tribunale dove è rimasta fino al 2009. E' stato giudice relatore nel processo di secondo grado a Salvatore Parolisi. E' componente della giunta distrettuale dell'A.N.M., l'associazione nazionale magistrati.
Un processo penale dura anni, per non parlare dei tempi di un procedimento civile. Un meccanismo che spesso genera conseguenze pesanti sia per le vittime sia per gli imputati. Perchè succede e quali potrebbero essere le soluzioni?
«Dietro ogni processo ci sono delle persone, in ogni fascicolo ci sono delle vite e non solo delle carte. La risposta sanzionatoria che arriva in ritardo è una sconfitta per l'istituzione giudiziaria e, più in generale, per la società ma soprattutto un grave danno per le parti offese, per le vittime dei reati che, secondo me, nel nostro sistema non sono tutelate come dovrebbero. E' evidente che solo una giustizia celere e tempestiva può garantire efficacemente i loro diritti. Molto spesso, invece, la sentenza definitiva arriva troppo tardi anche per lo stesso imputato che, a volte, si trova a dover scontare la pena a molti anni di distanza rispetto alla commissione del reato e, nel frattempo, magari, ha cambiato vita e si è completamente riabilitato. Cosa si può fare? Io sono fermamente convinta di alcune cose, prima fra tutte una buona opera di depenalizzazione. Oggi il giudice penale deve occuparsi di decine di migliaia di processi anche per fatti di modesto disvalore sociale e ciò non fa che intasare il sistema con le conseguenze che tutti conosciamo; poi dei percorsi processuali alternativi, in parte già in vigore per alcuni reati, come la messa alla prova ed il lavoro di pubblica utilità».
E la prescrizione?
«Credo sia necessaria una riforma della prescrizione. Quella della prescrizione è una ferita gravissima nel nostro sistema. Dichiarare una prescrizione vuol dire vanificare il lavoro fatto in precedenza e mortificare i diritti delle vittime. Ma il nostro processo penale è, per sua struttura, lungo ed articolato, la prova si forma in dibattimento, nel contraddittorio delle parti, e ciò allunga inevitabilmente i tempi. Il codice Vassalli è stato oggetto, negli anni, di una serie di interventi della Corte Costituzionale e di interventi legislativi: oggi è un codice poco organico e poco razionale, il ricorso ai riti cosiddetti “alternativi” è ancora poco diffuso e certi filtri processuali, pure previsti dal sistema proprio per l'elevato carico di lavoro, non sempre funzionano come dovrebbero. L'effetto di tutto ciò è che la maggior parte dei processi arriva in dibattimento e, molto spesso, per la lunghezza dei tempi processuali, i reati, soprattutto quelli con termine prescrizionale più breve, nel corso dei tre gradi di giudizio, si prescrivono. Da giudice di appello, che ha lavorato molti anni in primo grado, posso assicurarle che è davvero mortificante cancellare con la prescrizione il lavoro dei colleghi; molte volte processi complessi che, in primo grado, hanno richiesto lunghe indagini ed un'articolata istruttoria dibattimentale "cadono" in secondo grado sotto la mannaia della prescrizione e tutto viene vanificato. Si discute molto sulla necessità di una riforma della prescrizione che preveda il decorso dei termini fino alla sentenza di primo grado: io personalmente la ritengo una buona soluzione dal momento che la maggior parte dei reati si prescrivono nei gradi successivi al primo».
Spesso gli impianti accusatori vengono demoliti al primo grado di giudizio. Perchè le prove raccolte durante le indagini non reggono?
«Sicuramente fa parte della fisiologia del sistema che possa esserci un ribaltamento, così come fa parte della fisiologia che le sentenze di primo grado vengano riformate nei gradi successivi e capisco che l'opinione pubblica possa rimanere disorientata. Ma la giustizia coinvolge questioni tecniche e non è facile comprendere i meccanismi che si muovono all'interno del processo. Credo, ma è solo una mia personale opinione, che l'amplificazione mediatica di certi processi contribuisca negativamente a tale disorientamento. Imbastire in televisione processi nei processi senza conoscere appieno i fatti e le regole processuali credo faccia male alla giustizia, all'opinione pubblica ed alla stessa informazione. Tornando alla sua domanda, va detto che non sempre tutto il materiale raccolto dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria nella fase delle indagini preliminari diventa prova in dibattimento. Il nostro processo penale prevede rigorosi meccanismi di inutilizzabilità ed una serie di preclusioni, cui non sempre, per la verità, corrispondono effettive garanzie, ma che incidono sullo sviluppo dibattimentale del lavoro di indagine che, in molti casi, può subìre delle dispersioni. Come vede, si tratta di valutazioni prettamente tecniche, che inevitabilmente sfuggono alla comprensione dei non tecnici. Deve aggiungersi che ancora oggi c'è un grande ricorso alla giustizia penale. A volte si pensa che dietro ogni comportamento umano vi sia un reato ma non è così: non tutto quello che si denuncia si può trasformare in un processo».
Esiste un problema di terzietà dei giudici?
«Non esiste nessun problema di terzietà dei giudici. Il giudice è per definizione terzo e la sua indipendenza è la vera garanzia per i cittadini. Un giudice può farsi condizionare dall'ambiente o da altre situazioni? Se accadesse dovrebbe cambiare lavoro. Per quello che mi riguarda, nel mio percorso professionale e in quello dei tanti colleghi con i quali ho lavorato non ho mai riscontrato questo problema».
Cosa pensa della separazione delle carriere?
«Io sono contraria alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; da cittadina diffiderei di un pubblico ministero troppo "poliziotto" ; il fatto che il pubblico ministero sia prima di tutto un magistrato e, quindi, un organo calato nella giurisdizione credo rappresenti una garanzia per la collettività».
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