il caso di civitella alfedena

Sorelline ritrovate. I tre indagati adesso si pentono e lasciano il carcere dopo 4 giorni

26 Giugno 2026

Per la madre, il compagno e il nonno c’è l’obbligo di dimora a Latina. Ma l’indagine va avanti

SULMONA

Cinque ore di botta e risposta nell’aula due del tribunale di Sulmona. Poi la Camera di Consiglio durata altre due ore fino a quando, alle 17.15, la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona Giulia Sani ha emesso il verdetto: fermo convalidato e remissione in libertà con obbligo di dimora per tutti e tre gli indagati. La madre delle sorelline ritrovate a Formia, in provincia di Latina – dopo essere scomparse per 15 giorni di fila dalla casa famiglia di Civitella Alfedena – Valentina D’Acunto, il suo compagno Vincenzo Esposito e il padre nonché nonno delle ragazzine Marco D’Acunto lasciano così il carcere per tornare nel Comune di Latina da cui non potranno allontanarsi.

UN TRIBUNALE BLINDATO

Un tribunale super blindato quello che ospitato l’udienza di convalida del fermo disposto dal capo della procura della Repubblica di Sulmona Luciano D’Angelo. Gli operatori di vigilanza interni e i carabinieri della compagnia di Sulmona hanno costituto un cordone di sicurezza per garantire il regolamento svolgimento dell’udienza e proteggere i tre indagati dall’assalto dei cronisti. Alle 9.25 la polizia penitenziaria scorta i fermati nel garage esterno del tribunale di Sulmona. Nell’ordine arrivano prima il compagno delle madre delle sorelline e il nonno materno e poi la donna. Nello stesso ordine, uno alla volta, vengono interrogati dal gip alla presenza degli avvocati difensori Enrico Mastantuono e Luca Capolino.

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IL CAMBIO DI PASSO

La giudice Sani, dopo aver interrogato i tre fermati ed essersi ritirata a lungo in camera di consiglio, ha condiviso le conclusioni del procuratore D’Angelo. Ha infatti convalidato il fermo indiziato di delitto e ha applicato una doppia misura cautelare per madre, compagno della madre e nonno: obbligo di dimora nel Comune di Latina e obbligo di firma per due volte a settimana. Una misura più soft rispetto alla custodia cautelare in carcere. Tuttavia secondo la giudice, che nelle prossime ore emetterà l’ordinanza, ricorrono gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. La convalida del fermo fa emergere la solidità dell’accusa di sequestro di minore aggravato in concorso. «L’obbligo di dimora è una misura sufficiente per evitare che un domani gli autori possano ripetere azioni di questo tipo», ha detto lo stesso D’Angelo, procuratore capo di Sulmona, che davanti alle telecamere ha comunicato i provvedimenti disposti dal giudice per le indagini preliminari. «Ora chiedo a tutti che scenda l’oblio su questa delicata vicenda», aggiunge il magistrato riferendo che solo questa mattina leggerà il provvedimento del gip. «Ovviamente le indagini non sono chiuse», riprende D’Angelo tornando anche sulla zia alla lontana di Formia. «Abbiamo trovato una donna di 80 anni quando siamo entrati in casa. Se la donna non avesse avuto la sua età sarebbe stata arrestata in flagranza di reato», afferma.

LA LINEA DIFENSIVA

Gli avvocati difensori dei tre fermati, Enrico Mastantuono e Luca Capolino, continuano a battere la pista della sottrazione di minore. «Per noi non si tratta di sequestro di persona viste le modalità. Tuttavia siamo soddisfatti sull’esito dell’udienza. Gli indagati si sono pentiti e hanno compreso quanto fatto», sottolinea Mastantuono a margine dell’udienza. «Abbiamo operato con serenità, i nostri assistiti hanno ammesso gli addebiti rispetto alle proprie posizioni, hanno chiarito quali erano i loro intenti al gip serenamente. I provvedimenti adottati noi li riteniamo ottimi per tutto questo periodo convulso e tragico che si è determinato», ha aggiunto Mastantuono, che difende la madre delle sorelle. «Sono persone spinte dagli affetti, dagli interessi, che hanno commesso una grossa sciocchezza. Si sono pentiti e hanno preso coscienza che questa cosa non andava fatta, perché c'erano dei presidi normativi da rispettare». Su una cosa Mastantuono non transige, ossia sul fatto che non era a conoscenza del piano della madre. «Sono stato solamente il portavoce di sentimenti che poi non si sono rivelati tali. Alla fine, qualora avessi saputo, mi sarei potuto trincerare dietro il segreto difensivo perché deontologicamente sono a posto. Ma visto che c'era un bene primario che era la vita di due bambine, ne avrei dato immediata comunicazione». La madre è scoppiata in lacrime più volte durante l’udienza. «Ho fatto una sciocchezza», ha ammesso prima del verdetto del giudice.

IPOTESI RIESAME

«Attendiamo di conoscere le motivazioni formali dell’ordinanza cautelare prima di esprimersi sulla possibilità di presentare un ricorso al tribunale del Riesame», ha aggiunto Capolino. I tre indagati al termine dell’udienza sono stati quindi riaccompagnati in carcere e, dopo le formalità di rito, sono stati riaccompagnati nei propri domicili. È solo il primo tassello di un'inchiesta che si considera ancora aperta.

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