Spera: «Ente inutile a chi? Qui produciamo brevetti»

Parla la direttrice del Crab, il Centro ricerche per l’agricoltura senza stipendi «La Regione vuole liquidarci e non possiamo cercare fondi altrove, nei bandi»
PESCARA. «Non prendiamo lo stipendio da sei mesi, l'ultima erogazione è stata quella del cinquanta per cento della tredicesima dello scorso anno. Ma nonostante tutto, sono state portate a compimento tutte le ricerche e sono stati chiusi tutti i progetti».
A parlare, anche per conto dei 24 dipendenti - tra ricercatori, tecnici e operai specializzati - è Daniela Maria Spera, la direttrice del Crab, il consorzio di ricerche applicate alla biotecnologia (un soggetto di diritto privato, a totale compagine pubblica: Regione, Comune di Avezzano e Provincia dell'Aquila), con sede in Avezzano.
Una situazione che vede il Crab, unitamente agli altri due centri di ricerca dedicati all’agricoltura, il Cotir e Il Crivea, in liquidazione volontaria dal dicembre 2014, quando con una delibera regionale si decise la messa in liquidazione, con l'obiettivo della razionalizzazione e ottimizzazione dei costi dei tre centri.
Ma ora, al di là degli stipendi non ricevuti, segnalati dalla direttrice del Crab, latitano anche i fondi per le ricerche. «Il Crab, annualmente», spiega Spera, «presenta il piano di ricerca. Solo che, da anni, non è più finanziato, se non marginalmente. Nel 2015, abbia ricevuto solo 125 mila euro, mentre per quest'anno abbiamo presentato un progetto di ricerca, relativo al mondo dell'agricoltura, per il quale, a tutt'oggi, non ci è ancora arrivata risposta. Abbiamo chiesto due milioni di euro», fa sapere Spera, «con la speranza di ottenerne almeno il 30-40%».
E se da un lato non è arrivata risposta, come ha fatto notare la direttrice del Crab, la quale è anche ricercatrice, dall'altro, fa notare ancora Spera, è anche difficile trovare altre vie di approvvigionamento.
«Non possiamo, inoltre, accedere ai bandi nazionali ed europei. E quindi abbiamo difficoltà di finanziamento», sottolinea. «Per questo», rimarca Spera, lanciando un appello, «la prima cosa da fare sarebbe quella di uscire dalla liquidazione. Questo dovrebbe fare la Regione. E lo dovrebbe fare con una legge di riordino, attesa da quindici anni. Da ben tre legislature, quella Del Turco, Chiodi e ora D'Alfonso, si parla di legge di riordino, senza però che si sia ottenuta una legge organica che finanzi il Centro sulla base di uno stanziamento definito con reale programmazione sul bilancio regionale. Noi vogliamo sfruttare», continua la direttrice del Crab, «tutte le occasioni di finanziamento al Psr, il piano di sviluppo rurale, nonché quelle relative alla programmazione comune al Por Fesr, essendo il Crab, tra l'altro, socio di importanti realtà, come il polo Agire, e di enti preferenziali, attraverso i quali potrebbero transitare i finanziamenti sia regionali, sia statali».
È lungo, poi, l'elenco che la direttrice sciorina («nonostante la situazione»), dei progetti portati a termine. «Si va dall'agricoltura sostenibile», riferisce, «con ricerche su biofertilizzanti, biostimolanti e biopesticidi, alla valorizzazione delle produzioni agricole per l'ottenimento di prodotti ad alto valore aggiunto e per lo sviluppo di formulati funzionali e nutraceutici funzionali, oltre alla valorizzazione delle biomasse per la produzione di energie sostenibili, quali biogas e metano. L'ultimo brevetto», aggiunge Spera, «è del gennaio di quest'anno».
Altri progetti in cantiere, riguardano, tra gli altri, la produzione di lieviti autoctoni da impiegare nei processi di vinificazione delle uve locali, la selezione e produzione di microrganismi e mataboliti per l'agricoltura e la valorizzazione del latte di asina, per baby food e cosmetici.
Nei piani della Regione, ora ci sarebbe la creazione del Cria, acronimo di Centro di ricerca innovazione e agricoltura, una società in house che agirebbe come mero soggetto attuatore.
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