Spiagge all’asta nel 2016 un incubo per i balneatori

Due Tar portano la direttiva Bolkestein alla Corte di giustizia europea: la proroga al 2020 proposta dal governo Monti rischia di essere cassata
L’incubo dei balneatori potrebbe materializzarsi molto presto; le prime concessioni demaniali che potrebbero essere messe all’asta già all’inizio del prossimo anno. Tutto per colpa di un noleggiatore di pattini con tanto di chiosco sul lago di Garda, lato lombardo, che si è visto rifiutare dal suo Comune il rinnovo della concessione. Ma anche per una lite “fratricida” scoppiata tra due titolari di spiagge attrezzate confinanti in Sardegna. Da qui sono partiti i due ricorsi ai rispettivi Tribunali amministrativi regionali i quali a loro volta li hanno girati alla Corte di giustizia dell’Unione Europea che deciderà nei prossimi mesi. Problemi solo apparentemente di poco conto, visto che possono trasformarsi in colpi da ko per la proroga fino al 2020, decisa dal governo italiano (quello guidato da Mario Monti), delle stesse concessioni demaniali: in sostanza, l’ombra della direttiva Bolkestein, quella che decreta le liberalizzazioni per l’uso della spiaggia o per esercitare la professione di guida turistica, ricomincia ad allungarsi sempre più netta e minacciosa riaccendendo polemiche e proteste.
«Il problema è che da poco tempo gli italiani hanno cominciato ad occuparsi della Bolkestein e della sua conseguenze - commenta Massimo Biagioni, della Confesercenti - e quindi siamo nella condizione di dover recuperare un ritardo di anni. Adesso ci troviamo davanti a questa legge italiana che cerca di bypassare la scadenza del 31 dicembre 2015 (oltre quella data le concessioni dovrebbero tornare tutte sul mercato, ndr) almeno per i gestori già esistenti, ma il tutto rimane legato al sì definitivo da parte della Commissione Europea. Insomma, un bel pasticcio che blocca di fatto anche chi è intenzionato a procedere con investimenti sulle struture che ha gestito fino ad ora».
Doppio binario. Ma cerchiamo di riepilogare questa situazione abbastanza intricata. In sostanza, dopo il varo appunto della direttiva Bolkestein, ormai quasi dieci di anni fa, è apparso chiaro a tutti che il primo settore a subirne le conseguenze sarebbe stato quello dei balneari. «Proprio su questo – dicono dalla Confesercenti – abbiamo chiesto l’impegno del governo italiano che, nel 2012, portò al 31 dicembre 2020 la scadenza delle concessioni che sarebbero dovute scadere proprio quell’anno e che comunque erano già state prorogate al 2015. In sostanza, veniva creato un doppio binario: le nuove attività con l’assegnazione in base a gare di appalto pubbliche, ma con regole ancora tutte da definire; e l’esistente con una tutela per chi c’è già, con la possibilità di usufruire di una serie di tutele, situazione in cui si deve tenere conto anche di eventuali investimenti, visto che questi ultimi si sono ridotti del 60 per cento».
Lo stallo attuale. Ma se la Commissione Europea aveva già espresso una specie di “ni” nei confronti dell’idea italiana, non nascondendo certamente il suo scarso entusiasmo, i due ricorsi dei Tar alla Corte di giustizia dell’Ue rimettono tutto in discussione, con una serie di rischi che Confesercenti, a nome degli associati, ha deciso di sottolineare lanciando un appello agli eurodeputati.
Rischio accelerazione. Come si capirà, si tratta adesso di districare la matassa tra Bolkestein, legislazione italiana e ricorsi a Bruxelles. Il rischio è che la decisione della Corte ritardi, il rinvio di fatto salti e, dal 2016, grazie ad un’accelerazione, si proceda con bandi e riassegnazione delle concessioni.
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