PESCARA
L’acqua dell’Abruzzo scorre a due velocità verso la riforma, approvata martedì scorso in consiglio regionale, che impone un taglio dei gestori, da 6 a due o addirittura a uno. Da una parte, c’è un Abruzzo in cui si garantiscono continuità e reti monitorate come accade nel Teramano; dall’altra parte, c’è un Abruzzo bis, nell’interno e a tratti anche lungo la costa in cui la vetustà delle condotte e la frammentazione gestionale pesano direttamente sulle tasche e sulla qualità del servizio offerto ai cittadini. L’ultima analisi svolta dall’Ersi sul servizio idrico integrato regionale fotografa una situazione complessa, in cui le 6 spa pubbliche (Aca, Ruzzo, Gsa, Cam, Saca e Sasi) mostrano risultati tecnici ed economici diametralmente opposti.
ORO BLU IN ABRUZZO
La Due Diligence stilata dall’Ersi e che da giorni circola tra le mani dei consiglieri regionali racconta il presente dell’oro blu d’Abruzzo, mette i gestori allo specchio e traccia gli scenari: sono 721.511 le utenze e, nel 2024, sono stati consumati 96 milioni di metri cubi d’acqua, in aumento rispetto all’anno precedente. Secondo la riforma Sospiri-Scoccia, i primi segnali per superare la frammentazione dei gestori dovrebbero esserci dopo il 2027 con la scadenza delle concessioni per 5 aziende su 6 (Aca, Ruzzo Reti, Cam, Saca e Sasi) e la conclusione nel 2031, quando cesserà anche la Gran Sasso acqua.
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ACQUA (AZZURRA) SPRECATA
Intanto, dallo studio dell’Ersi emerge un dato allarmante sulle perdite di rete. La media regionale si attesta al 63%, un valore sensibilmente più alto della media nazionale (41,8%): in Abruzzo per ogni 10 litri d’acqua immessi nella rete, oltre 6 vanno sprecati e non arrivano nelle case che troppo spesso restano a secco. È un ossimoro tutto abruzzese: la regione con le vette più alte dell’Appennino, il serbatoio d’acqua del centro Italia, fa i conti con i rubinetti a secco. La maglia nera spetta al Cam, che eroga il servizio nella Marsica, con il 76,1% di acqua dispersa, seguito a breve distanza da Gsa (L’Aquila e altri 35 comuni aquilani) e Saca (26 comuni aquilani): in queste zone, la statistica restituisce un’emergenza con più di 3 litri su 4 che non raggiungono mai i rubinetti degli utenti. Al contrario, la Ruzzo Reti (Teramo e altri 38 comuni) si conferma il gestore più efficiente con perdite contenute sotto la soglia del 49%, seguita dall’Aca (Pescara, Chieti, Silvi e altri 68 comuni).
CASE SENZ’ACQUA
Ancora più marcato è il divario sulle ore di interruzione del servizio, un altro dei parametri che definiscono l’efficienza del servizio idrico. Se a Teramo (Ruzzo) il servizio è pressoché costante con appena 1,16 ore medie di interruzione per utente, nella Marsica (Cam) si tocca il picco drammatico di 2.086 ore, seguito dalle 950 ore della Sasi nel Chietino. Questi numeri raccontano di un sistema che, in ampie porzioni d’Abruzzo, fatica a garantire un diritto essenziale, specialmente nei periodi di stress idrico o stagionalità turistica. E un’altra estate sta per cominciare.
I COSTI DEL PERSONALE
Sotto il profilo economico, l’analisi dei costi operativi evidenzia come il personale incida in modo differente sulla tariffa: il personale è un costo che pesa 51 milioni di euro sui conti delle 6 società. L’Aca di Pescara, grazie alle economie di scala derivanti da un bacino d’utenza densamente popolato, riesce a contenere il costo del personale a 0,35 euro per metro cubo erogato: significa che il personale incide per il 20% sul totale dei costi. Sul fronte opposto, gestori come Ruzzo e Gsa registrano costi quasi doppi (rispettivamente 0,75 euro al metro cubo e 0,68), influenzati da territori montani che richiedono più manutenzione e una distribuzione meno concentrata.
VERSO LA RIFORMA
Il documento dell’Ersi, ente guidato dal presidente Luigi Di Loreto, nominato dal centrodestra di Marsilio-Sospiri, analizza tre scenari per il futuro anche se l’ultimo, con 4 gestori provinciali, auspicato dal consigliere regionale Paolo Gatti e anche dal sindaco dell’Aquila e presidente abruzzese dell’Anci Pierluigi Biondi, entrambi di Fratelli d’Italia, è stato bocciato già.
VERSO IL GESTORE UNICO
Dallo studio, l’ipotesi di un gestore unico abruzzese emerge come la soluzione tecnicamente più solida per superare l’attuale stallo: l’aggregazione permetterebbe un risparmio stimato di 36 milioni di euro l’anno, grazie alla centralizzazione degli acquisti (energia in primis) e all’unificazione delle funzioni di staff, oggi replicate 6 volte. Il vero valore aggiunto del gestore unico non sarebbe però solo economico: un gestore con un fatturato di circa 300 milioni di euro avrebbe l’influenza necessaria per accedere a finanziamenti migliori e, soprattutto, per innalzare il tasso di realizzazione degli investimenti, oggi fermo al 41% medio.
ABRUZZO DIVISO DUE
Altra soluzione è quella da due gestori: questa ipotesi intermedia prevede l’accorpamento dei gestori in due poli, uno montano-settentrionale e uno costiero-meridionale. Una possibilità, come dicono i promotori della legge, il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri e la vice Marianna Scoccia, è seguire i bacini acquiferi della Maiella-Morrone con Aca, Sai e Saca e del Gran Sasso con Ruzzo, Gsa e Cam. Secondo l’analisi, questo assetto permetterebbe di mantenere una «maggiore prossimità territoriale» pur garantendo un miglioramento dei costi operativi stimato in circa 16 milioni di euro annui. La differenza tra i 36 milioni di risparmio del gestore unico e i 16 dei due gestori c’è ma non contano soltanto i soldi. Il documento specifica che una scelta a due faciliterebbe la «gestione delle interconnessioni delle reti su scala macro-areale», rappresentando un punto d’incontro tra l’efficienza industriale e le specificità geografiche dell’Abruzzo.
TRENTA GIORNI
La riorganizzazione del sistema idrico abruzzese non è più soltanto una questione burocratica, ma una necessità. Ridurre le perdite, garantire la continuità dell’erogazione e uniformare le tariffe richiede un cambio di paradigma: passare da una gestione frammentata e provinciale a una visione industriale integrata, questo l’obiettivo alto della riforma. E la sfida per la politica regionale, ora, sarà quella di conciliare le efficienze di scala con la rappresentanza dei territori, per evitare che l’acqua resti una risorsa abbondante in natura ma scarsa nelle reti. Entro un mese, l’Ersi farà un altro studio da affidare proprio alla politica: il percorso prevede un passaggio in commissione Ambiente con parere obbligatorio, un altro al Consiglio delle autonomie locali (Cal) e poi la decisione finale della giunta Marsilio.