Stefano, a Dublino nel mondo Google
Nato a Chieti, Renzetti ha studiato a Roma e in Spagna Poi il salto in Irlanda, chiamato dal gigante del web
PESCARA. Stefano Renzetti è nato a Chieti 31 anni fa, ha studiato a Roma, vissuto in Spagna per l'Erasmus, e oggi lavora per il gigante del web Google, a Dublino. Ci mette in contatto Monica, un'amica in comune, dopo aver letto la rubrica “A me è andata così”, pensando che Stefano potesse essere la prossima storia. Intervistandolo - su gmail naturalmente! - ho scoperto che aveva ragione Monica.
Stefano raccontami le tappe del tuo percorso di studi.
«A 19 anni ho lasciato la mia città per andare a studiare a Roma. Ho frequentato la Luiss, dove ho conseguito prima la Laurea triennale in Scienze della Comunicazione. Successivamente, ho ampliato il mio corso di studio in Economia e direzione delle imprese con specializzazione in Marketing, con un master biennale. Nel mezzo, ho studiato per il progetto Erasmus all'Università pontificia Comillas di Madrid per 6 mesi».
Come sei arrivato a Dublino?
«Sono arrivato a Dublino per l'offerta di lavoro di Google. In Italia avevo lavorato in diverse aziende, ricoprendo ruoli in Sales & Marketing. Nonostante abbia ricoperto ruoli da tempo indeterminato, avevo avuto solo contratti precari come stages e sostituzioni maternità. Insomma, mi sono sentito sempre rispondere “sei bravo ma al momento non possiamo assumere nessuno”.
Come si vive a Dublino?
«Si vive bene. La qualità della vita è molto alta. Certo, io sono fortunato, posso permettermi un' assicurazione sanitaria completa e un bell'appartamento. La crisi ovviamente ha colpito molto duramente l'Irlanda, con costi sociali molto elevati, ma con un mix di politiche economiche di lungo periodo e una bassa tassazione alle imprese, il paese ne sta uscendo velocemente e con vigore. La cosa che mi colpisce di più è l'attenzione per tutto ciò che è comune e il senso civico: gli Irlandesi sembrano pensare che proprio perché una cosa è di tutti, la devo rispettare di più. In Italia troppo spesso è il contrario».
Tre consigli per chi dall'Abruzzo vuole andare a vivere a Dublino
«Purtroppo è finita l'epoca del “vado a Londra o a Dublino ad imparare la lingua”, la crisi ha tagliato i posti di lavoro meno specializzati. La buona notizia è che per alcuni settori, per esempio tecnologia, farmaceutica e finanza, in cui l'Irlanda è molto forte, ci sono grandi opportunità. Quindi consiglio di avere una laurea in queste aree. Anche competenze in Lingue e Mediazione culturale sono molto richieste. Altri consigli sono: spirito di adattamento al clima e forte voglia di comunicare e stare assieme agli altri».
Qualche anno fa sono andata a visitare la sede di Google in California .. anche voi vi muovete con le bici colorate?
«Si ce ne sono anche qui!»
Un'impressione che ho avuto passeggiando per le vie del quartiere di Google in Silicon Valley è che la gente era felice: si vedevano mamme e papà passeggiare con i passeggini in pausa pranzo, ragazzi che giocavano a calcetto, ragazze stese sul prato a leggere un libro o in giro con il cane. Quanto conta la felicità nella tua azienda?
«Le aziende che provengono dalla Silicon Valley, in generale, hanno rivoluzionato il rapporto tra uomo e datore di lavoro e hanno creato standard che ora le altre aziende devono rispettare se vogliono attrarre i migliori talenti: le proprietà hanno capito che il talento è risorsa scarsa è fondamentale per eccellere. Quindi è necessario fornire tutto il necessario per farlo esprimere. La felicità e il bilanciamento tra vita privata e lavoro è al primo posto per tutti i manager di queste aziende e per i loro team.
Come immagini l'azienda nel futuro
«Vorrei che l'azienda del futuro abbia la possibilità di lavorare su problemi reali da risolvere per migliorare davvero la vita delle persone. E la cosa interessante è che ci sono già startup che si stanno strutturando per impiegare risorse su questi temi, penso all'intelligenza artificiale che può essere applicata alla medicina per esempio o la robotica applicata ai trasporti».
Ti ritieni un talento?
«No, sinceramente no. So che in Italia ci sono persone molto più brave e preparate di me. Ma non posso negare di avere imparato molto di più in 2 e anni e mezzo all'estero in un contesto come quello dove lavoro, dove non ci sono inutili sovrastrutture e tutti sono disponibili a condividere conoscenze, che nei 3 anni di esperienze lavorative in Italia. Ora sono un professionista migliore e vorrei mettere queste competenze a disposizione dei soggetti economici e politici della mia città e della mia regione, dando indietro al mio territorio qualcosa, ma spesso, a parte qualche occasione dove mi è stato chiesto ed ho accettato volentieri, nessuno si è fatto vivo».
Un cervello in fuga?
«Quando sono partito no. Forse ora un pò si. Mi spiego: all'estero si ha la possibilità di vedere metodi di lavoro nuovi ed innovazioni che producono davvero progresso. E queste conoscenze si acquisiscono solo viaggiando ed incontrando persone e professionisti in giro per il mondo. In Italia non potrei trovare condizioni simili di lavoro».
Le tre cose che ti mancano dell'Abruzzo.
«Potrei direi gli arrosticini, ma sarebbe troppo facile: per questo dico, la pasta alla chitarra, le strade della Maiella o del Gran Sasso, da percorrere in moto d'estate e le serate con gli amici in piazza».
Le tre cose che ci sono a Dublino ma non in Abruzzo.
«I grandi concerti di musica Rock, perfettamente organizzati. La voglia di rischiare e tanta tanta intraprendenza».
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