Stellantis, produzione dimezzata in due anni: mai così bassa dal 1955. “Urgente anticipare il piano industriale”

È stato un 2025 ancora complicato quello disegnato dal report di Fim Cisl su Stellantis, che vede la produzione del gruppo fermarsi a 379.706 unità, con un calo del 24,5% per le auto, con 213.706 vetture prodotte, e del 13,5% dei veicoli commerciali. Grido d’allarme dei sindacati
Produzione dimezzata in meno di due anni, con un calo del 20% fra autovetture e veicoli industriali, che insieme non raggiungono quota 380mila, dati mai così bassi da metà anni Cinquanta. È un 2025 ancora complicato quello disegnato dal report di Fim Cisl su Stellantis, che vede la produzione del gruppo fermarsi a 379.706 unità, con un calo del 24,5% per le auto, con 213.706 vetture prodotte, e del 13,5% dei veicoli commerciali, 166mila in un anno, segnando un recupero di circa 10 punti percentuali nell'ultimo trimestre. Mirafiori unico stabilimento italiano in positivo, con un +16,5% che fa del sito torinese una delle leve che ha permesso all'anno appena trascorso di non registrare performance ancora più basse.
A dire che "il risultato avrebbe potuto essere ancora peggiore" e che "il lancio produttivo nell'ultimo trimestre della 500 ibrida a Mirafiori e della Nuova Jeep Compass a Melfi ha consentito di recuperare parte della perdita, che sarebbe stata ben più consistente alla luce del crollo di circa un terzo delle produzioni auto nei primi nove mesi", è il segretario generale del sindacato, Ferdinando Uliano, il quale chiede all'azienda un'anticipo sui tempi del nuovo piano industriale. "Abbiamo toccato il fondo, ora bisogna risalire, con nuove produzioni, nuove assegnazioni, nuovi investimenti", sollecita, ribadendo che "il piano industriale dev'essere anticipato e deve prevedere altre allocazioni produttive per gli stabilimenti italiani".
Un tema che per il sindacato riguarda anche Mirafiori che, pur in un andamento positivo, "deve avere un piano industriale strutturato". Da qui la necessità di "non fermarsi alla 500 ibrida ed elettrica, né alle 400 assunzioni che vengono fatte a febbraio". E in questo disegno diventa centrale per Fim l'area produttiva liberata dalle Maserati, con il trasferimento a Modena della produzione, che nel 2025 ha segnato un calo del 23,1%. Un'area, sottolinea Uliano, "che dev'essere saturata con nuove produzioni, per garantire continuità industriale e occupazionale".
Secondo i dati Fim Cisl gli altri siti mostrano perdite a doppia cifra, -13,5% Atessa, -47,2% Melfi, con una situazione pesante a Cassino, con -27,9%. Si tratta del dato peggiore nella storia dello stabilimento con 19.364 unità prodotte contro le oltre 135mila del 2017. Significativo anche il calo di Pomigliano, -21,9%, con poco più di 131mila vetture prodotte. Ma con 112.690 unità, la Fiat Panda si conferma il modello Stellantis con i volumi più elevati, il 53% della produzione auto nazionale.
Per quel che riguarda, infine, le prospettive future, per la Fim il 2026 "dovrebbe beneficiare della produzione per l'intero anno della 500 ibrida, della Ds8 e della Nuova Jeep Compass, a cui si affiancheranno le nuove produzioni di Ds7 e Lancia Gamma e tali volumi dovranno compensare l'uscita di produzione di Renegade e 500X. È molto probabile un livello produttivo superiore a quello del 2024, ma l'avvicinamento ai volumi del 2023 dipenderà in larga misura dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e di Cassino. È necessario - conclude il sindacato - recuperare gli impegni non attuati relativi a Stelvio e a Giulia, anticipare il lancio del nuovo modello su piattaforma Large a Cassino e i progetti annunciati sulla piattaforma Small che coinvolgono Pomigliano".

